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Il cazzaro con la pistola

Ma proprio inGiappone la doveva dire questa ca…ta, il ca…ro Trump?


Trump: "Strage in Texas, il problema non sono le armi". Il killer aveva litigato con la suocera

Il presidente dopo il massacro nellachiesa di Sutherland Springs. "Era uno squilibrato. Per fortuna c'eraqualcun altro pronto a sparare". L'autore del massacro ritrovato morto inauto. Investigatori: "Non è terrorismo, motivi familiari". Tra le 26vittime almeno 12 bambini, uno di diciotto mesi, e otto membri di una stessafamiglia

di PAOLO GALLORI

 

ANCHE dal lontano Giappone, dove è in visita,la visione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump sulle stragi cheinsanguinano il quotidiano americano non cambia. "Non è una questionedi armi", taglia corto il presidente quando, durante la conferenzastampa con il premier giapponese Shinzo Abe, qualcuno gli chiededel massacro nella chiesabattista di Sutherland Springs, Texas, 65 chilometria est di San Antonio, dove un ex militare dell'aeronautica congedato condisonore ha scaricato il suo fucile d'assalto contro i fedeli, all'esterno eall'interno del luogo di culto, uccidendo 26 persone (almeno 12 bambini, unodei quali di diciotto mesi) e ferendone 24 (dieci in gravicondizioni). Dal Giappone, il presidente preferisce sottolineare la"fortuna" che "qualcun altro" avesse "un'arma con cuisparare in direzione contraria. Altrimenti il bilancio non sarebbe stato cosìpesante: sarebbe stato anche peggiore".

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Il paese senza armi

L'Atlantic spiega come funzionanole cose in Giappone, dove c'è mezza arma da fuoco ogni 100 abitanti e i morticausati dalle armi sono una decina ogni anno

Dopo la strage di Newtown e le discussionisul controllo delle armi negli Stati Uniti, la rivista The Atlantic  racconta il caso del Giappone, un paesedove raramente le armi da fuoco causano più di dieci morti l’anno e dove leleggi che ne regolano il possesso sono severissime.

L’articolo comincia parlando dalle Hawaii,dove si è sviluppata un’industria turistica piuttosto originale e dedicataesplicitamente ai turisti giapponesi. Intorno agli hotel si possono trovarenumerose hostess che porgono ai turisti di passaggio dei volantini pubblicitaridi poligoni di tiro, scritti in inglese e in giapponese. Una volta arrivati aduno di questi poligoni, i turisti vengono accolti da un istruttore che parla unfluente giapponese e per qualche ora possono intrattenersi facendo qualcosa chein Giappone è praticamente impossibile: sparare con un’arma da fuoco.

Le Hawaii sono il punto dove si toccanodue culture che non potrebbero avere un atteggiamento più diverso sulle armi.Negli Stati Uniti quello di possedere armi è un diritto che può essere limitatoin qualche misura e viene regolato con leggi ordinarie. In Giappone invece lalegge fondamentale è un divieto assoluto di portare armi, a cui, in alcuni rarie difficili casi, si può fare eccezione.

Secondo l’organizzazione nongovernativa Small Arms Survey, gli Stati Unitihanno la più alta percentuale di possesso di armi da fuoco per abitante almondo (88,8 ogni cento abitanti) e la più alta percentuale di omicidicausati da armi da fuoco dei paesi ricchi. Nel 2008, quasi 12 mila personesono state uccise con armi da fuoco negli Stati Uniti.

In Giappone ci sono 0,6 armi da fuoco ognicento abitanti, il numero più basso di tutti i paesioccidentali e uno dei più bassi al mondo. Nel 2006 sono morte a causa di armida fuoco soltanto 2 persone. Nel 2008 sono state 11: in quell’anno, piùdi 500 persone sono morte negli Stati Uniti per incidenti mentre facevanomanutenzione alle proprie armi, come pulirle o togliere i proiettili.

A causa della severa legislazione, quasinessuno possiede armi in Giappone. I turisti nei poligoni hawaiani, se fosseroin patria, violerebbero tre distinte leggi: quella contro il possesso di armida fuoco, quella contro il possesso di proiettili e il divieto di sparare. Laprima di queste violazioni può essere punita da 1 a 10 anni di prigione.

Le pistole sono completamente vietate: nonc’è possibilità di possederle. Per un giapponese è possibile comprare soltantofucili ad aria compressa oppure fucili a pallettoni (quelli usati per lacaccia) e non è nemmeno facile. Prima di tutto è necessario assistere a unbreve corso di una giornata e passare un test scritto. Corsi e test si tengonouna volta al mese. Poi è necessario affrontare un breve corso di tiro a segno equindi superare una serie di esami mentali e sul consumo di sostanza stupefacenti.

A questo punto, se viene superato anche iltest sui precedenti criminali, di associazione con criminali o con gruppiestremisti, si può possedere legalmente un’arma. Ma bisogna avvertire lapolizia del posto esatto in cui si trova l’arma in casa, che dev’esseremantenuta separata dai proiettili e chiusa a chiave. Una volta l’anno vieneispezionata dalla polizia e ogni tre anni è necessario ripetere tutti gli esamidi cui sopra.

L’Atlantic conclude dicendoche il sistema giapponese di controllo sulle armi è ottenuto tramite quella chemolti, negli Stati Uniti, considererebbero un’inaccettabile intrusione delgoverno nella sfera privata: le armi, nella filosofia americana, servonoanche a non consegnare allo stato il monopolio della forza, permettendo aicittadini di difendersi senza lasciarli inermi davanti ad eventuali soprusi delpotere centrale. A questo proposito, la rivista cita uno dei pochi paesi almondo dove la popolazione possedeva meno armi che in Giappone: la Tunisia. Quandohanno rovesciato una brutale dittatura durata 24 anni, i tunisini possedevano0,1 armi ogni cento abitanti.


DOMENICA 23 DICEMBRE 2012- http://www.ilpost.it/2012/12/23/il-paese-senza-armi/

Pubblicato il 6/11/2017 alle 22.54 nella rubrica Diario.

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