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Una letterina per il letterato Antonio Pennacchi


Leggo da un articolo pubblicato sul il Fatto Quotidiano il 23/8 scorso (“La polemica - a ciascuno le sue esequie. qui c’è aria di razzismo) la sua interpretazione su quanto è successo a Roma per il funerali di Vittorio Casamonica: "Io non so se il fu Vittorio Casamonica sia stato per davvero – e fino a che punto – camorrista e mafioso. Quello che so però è che in uno Stato di diritto non basta sospettare qualcuno d’esserlo, per poterlo poi definire tale e definire tali – con lui –tutti quelli che vanno al suo funerale. “Ma se era davvero così fuori norma e aveva fatto quello che voi dite – si chiede il parroco salesiano di Don Bosco, don Giancarlo Manieri – perché non lo avete arrestato, lasciandolo invece a piede libero? Vi aspettavate che lo arrestasse da morto il suo parroco in chiesa? Io faccio il prete, non il poliziotto” e non mi pare che abbia tutti i torti, povero parroco messo dai giornali sulla croce."

Volevo giusto chiederle il perché,  prima di donarci attraverso un giornale a tiratura nazionale (e sempre presente sul grande WEB) una sua personale interpretazione su un fatto, non si informa meglio su come si sono svolte effettivamente le cose inerenti quel fatto?

Guardi, è facile.., e se ci sono riuscito io le assicuro che per un letterato come lei è una passeggiata in discesa.

 

Qui la questione del razzismo contro i zingari sinti, rom, kalé, romanichals (quelli inglesi), romanisael, etc. non c’entra proprio nulla, la questione ‘scandalosa’ di quel funerale non è nella sua ‘eccessiva caratterizzazione’ (diciamo così, nel rispetto delle tradizioni di tutti..), ma nel fatto che un gruppo vario e variegato di criminali romani, attivi e conclamati nel delinquere da anni (molti dei parenti del defunto erano in galera o agli arresti domiciliari, come il figlio e alcuni nipoti, e hanno dovuto chiedere un permesso al Tribunale di sorveglianza per poter partecipare) hanno portato in processione un signore che per anni è stato con le “mani in quella pasta torbida” della criminalità organizzata romana, osannandolo per quello che è riuscito a fare: l’ha fatta franca!

Alla faccia di Polizia, Carabinieri, Magistratura e di tutte le persone oneste di questo Paese.

 

Per carità, può capitare, fa parte dei ‘rischi’ del nostro Sistema di Giustizia, che si muove nel saggio criterio – non scritto ma praticato – del “meglio un colpevole libero che un innocente in galera” (secondo me più a favore dei colpevoli liberi piuttosto che il contrario..).

 

Ma uno Stato di Diritto non può e non deve consentire una cosa del genere, anche per una questione puramente educativa dei nostri giovani, indipendentemente se il personaggio è di origine rom, calabrese, siciliana, lombarda, africana, americana o quel che è.

 

Una volta i suoi ex amici fascisti – sbagliando – questi personaggi pericolosi per il mantenimento della legalità o dell’ordine pubblico li mandavano al confino, senza nemmeno che fossero indagati o processati per un qualche specifico reato, mentre i suoi ex amici comunisti, – sbagliando – direttamente nei gulag a ‘lavorare’ (diciamo così..) per lo Stato.

Invece ai giorni d’oggi, nella modernità del pensiero e nella magnificenza dei nostri traguardi tecnologici,  questi personaggi li portiamo in processione, con i banditi dietro il feretro e il prete davanti.

Pubblicato il 25/8/2015 alle 21.13 nella rubrica Diario.

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