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Sudditi si, scemi no!

Mr. B. questa volta si è sbagliato, e la cosa più tragica è che lo sbaglio lo ha fatto proprio nel campo dove è maggiormente preparato: i soldi.

Lui è ovviamente disperato, non per l’annetto di reclusione che dovrà scontare in una delle sue residenze dorate, non per il fatto che con l’interdizione dovrà starsene lontano dai palazzi del potere 2 o 3 anni, ma per le possibili conseguenze che la sua immediata decadenza dai privilegi di senatore può provocargli.

Se domani,per gli effetti della legge Severino (N.B.), non fosse più senatore, si troverebbe per la prima volta dopo quasi 20 anni come un uomo comune, o quasi,di fronte alle sue pendenze giudiziarie, e quello che più teme (da sempre) è l’arresto e la detenzione preventiva, come spesso accade alle persone indagate per reati gravi.

Il suoerrore è stato quello di poter pensare che i suoi sudditi (no la gente che lo ha votato, quella non conta nulla per lui e per il suo partito, serve solo il giorno delle elezioni), i suoi parlamentari/senatori potessero rinunciare al controllo diretto e indiretto degli enormi interessi dell’Italia per andare a combattere una guerra che, a suo pensare, lo avrebbe dovuto salvare dagli effetti di una condanna passata in giudicato dopo un lunghissimo e regolarissimo processo che non ha deragliato di un millimetro dalle regole/leggi che l’Italia si è data per tutti i cittadini.

Voleva l’eccezione dell’impunità, magari solo per lui..

Ma come giustificarla agli occhi del popolaccio infame che invece quelle leggi le rispetta e se non le rispetta, paga?

Lui non lo sa e non gli interessa, il problema glie lo dovevano risolvere gli altri: il presidente Napolitano, il premier Letta, la Corte Costituzionale,gli extraterrestri, Superman, insomma, della serie “inventatevi quello che vi pare ma tiratemi fuori da questo (mio) pasticcio,altrimenti faccio saltare il banco”.

E i suoi sudditi, cosa avrebbero guadagnato nel fare questa guerra persa in partenza?Nulla, e allora si sono fatti due conti e hanno tirato il risultato.


N.B.: per quanti si sono persi nelle chiacchiere sulla impossibilità di applicazione della legge Severino per i reati commessi prima della sua promulgazione,ricordo, semplificando, che per questo tipo di leggi il concetto di retroattività non ha nessun senso, in quanto la legge non vuole  determinare alcuna pena per alcun reato, ma prende atto di una incompatibilità, di uno status giuridico: sei  o sei diventato un pregiudicato? Sei incompatibile con la carica di deputato/senatore (indipendentemente dal perché,dal quando e dal come). Punto.

La legge Severino, voluta e votata dalla maggioranza dell’arco parlamentare ha come finalità quello di dare una ripulita al Parlamento, perlomeno dalle persone che hanno una condanna passata in giudicato per reati seri/gravi.

Se si fa un’eccezione per il pregiudicato Berlusconi, si dovrà necessariamente fare altre eccezioni, come per esempio per gli ex terroristi rossi e neri,condannati negli anni ’70 e ’80 o per personaggi come Cesare Previti..

NN.BB.: a quanti pensano che il gesto “Papi-dissociativo” di quei senatori e deputati PDL sia motivato dal senso di responsabilità verso il nostro Paese, dico: cambiate ‘sport’,la politica non fa per voi.



Governo, Berlusconi alla fine ci ripensa:

«Non senza travaglio, votiamo la fiducia»

Prima annuncia il votocontrario, poi il dietrofront. E alla fine l’esecutivo di Enrico Letta incassa235 sì e 70 no

«Mettendoinsieme le aspettative e il fatto che l’Italia habisogno di un governo che produca riforme istituzionali e strutturali abbiamodeciso, non senza interno travaglio, per il voto di fiducia». Fino amezzogiorno Silvio Berlusconi avevafatto capire che il governo Letta la fiducia del suo partito non l’avrebbe maiavuta. Poi il dietrofront, in extremis: prendendo la parola in Senato pocoprima del voto (era stato annunciato che l’intervento a nome del Pdl lo avrebbepronunciato il capogruppo Schifani) il Cavaliere cede alle «colombe» e annunciache tutto il Pdl - perché in quel momento il partito è ancora formalmente unosoltanto - è pronto a votare per la continuazione dell’esperienza di governo.In un attimo perdono consistenza tutti i passi compiuti nell’ultima settimana:l’annuncio delle dimissioni di massa dei parlamentari, il ritiro delladelegazione ministeriale, la mobilitazione nelle piazze e sui social network.Uscendo da Palazzo Madama ripeterà più volte a chi gli sta attorno che «non c’èstata nessuna marcia indietro». Ma è una posizione difficile da sostenere dopoche per tutta la mattina i suoi fedelissimi avevano inondato le agenzie di dichiarazioniimprontate sulla linea della fermezza: il cambio di strategia èstato costretto a subirlo, alla fine ha potuto solo cercare di assecondarlo. Continua..

Pubblicato il 3/10/2013 alle 20.22 nella rubrica Diario.

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