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Non mi sono dato alla politica perché non sopportavo l'idea di avere sempre ragione!
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Ho riletto "Il vecchio e il mare" di Ernest Hemigway. E' stato terribile e spietato, nella sua semplice bellezza, come tutte le altre volte.. Certe opere dell'intelletto umano vanno ben oltre le potenziali capacità di chi le produce, come ben sanno gli stessi autori, che difficilmente nella loro vita riescono a ripetere il 'miracolo'. "Il vecchio e il mare", ma anche "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez, sono 'prodotti' unici perché l'autore è riuscito a riprodurre in loro, senza avere piena coscienza di come abbia fatto, quelle emozioni, quei sentimenti, quegli stati d'animo umani dei quali si ha solo una coscienza diretta, cioè – al massimo – si riescono a vivere. Quindi riuscire a trasferirli ad altri attraverso lo strumento della ‘parola scritta’ è veramente un’impresa disperata, come ebbe a dire più volte lo stesso Hemigway ai vari aspiranti scrittori. Ad esempio, “Il nome della Rosa” di Umberto Eco è sicuramente un bellissimo romanzo, originale e coinvolgente, ma non ha la ‘magia’ delle opere uniche; i sentimenti, le emozioni in questo romanzo vengono perfettamente descritte e maestralmente ‘proiettate’ nel contesto più appropriato, ma non vanno oltre, cioè non fanno scattare in chi legge quel meccanismo che si attiva quando queste emozioni vengono realmente vissute.                            


Strani personaggi..
 

 
I miti a motore!



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21 luglio 2013

C’era una volta l’Italia.., anzi no!

Ricapitoliamo i fatti recenti: 2 militari arrestati e detenuti in India da febbraio 2012 per un presunto reato commesso in acque internazionali (quindi fuori dalla giurisdizione indiana), una donna e una bimba di sei anni di nazionalità russa, rifugiate politiche in UE perché moglie e figlia del leader dell’opposizione kazaka al dittatore Nazarbayevarrestati dalla polizia italiana su territorio italiano con un’incursione armata nel cuore della notte, per “ordine” della diplomazia del Kazakistan (?) e deportate nel loro paese a “disposizione”del dittatore, un ex agente segreto americano arrestato a Panama su mandato di cattura internazionale firmato dal nostro ex ministro della giustizia Severino nel 2012 (in Italia deve scontare nove anni di detenzione per il rapimento di Abu Omar) e immediatamente rimpatriato negli USA, ignorando le richieste di estradizione in Italia..

Ma si potrebbe andare anche più indietro nel tempo, con la strage del Cermis per mano USA nel 1998 (R. Prodi presidente del consiglio L. Dini ministro degli esteri) o con l’assassinio “per errore” del nostro bravo servitore dello Stato Nicola Calipari nel 2005 (S. Berlusconi presidente del consiglio, G. Fini ministro degli esteri), gravi fatti che non hanno avuto nessuna conseguenza per i responsabili e nessuna giustizia per chi li subì.

Insomma, da anni, politicamente a livello internazionale l’Italia conta più o meno come una barzelletta e le uniche  considerazioni che ci vengo rivolte sono motivate e giustificate dai rapporti economici (prestiti e debiti) in corso con gli altri paesi.

Negli anni della tanto vituperata “prima Repubblica” (ahinoi..) non era così, perlomeno non sempre. Ricordo bene i fatti di Sigonella del 1985, dove l’allora Presidente del Consiglio B. Craxi si oppose direttamente e duramente al non tenero presidente americano Ronald Regan, per la custodia dei quattro terroristi protagonisti del sequestro della nave Achille Lauro, arrivando alla famosa contrapposizione armata tra Carabinieri + avieri VAM e soldati USA attorno l’aereo che trasportava i terroristi (riporto di seguito un estratto di quella vicenda).

La responsabilità di questa situazione è ovviamente tutta italiana, ed è dovuta alla pochezza e all’incapacità dei politici italiani che negli ultimi 20 anni si sono succeduti alla gestione dei rapporti internazionali.

Anche in questo il bipolarismo PDL-PD ci ha reso poveri..

La crisi Italia-USA di Sigonella del 1985

« l presidente statunitense Ronald Reagan,da Chicago doveera in visita (in quello che era ancora il pomeriggio, negli Stati orientalidegli USA), accolse la proposta di Robert McFarlane e di Oliver North (delConsiglio di sicurezza nazionale degli USA) di intercettare unilateralmentel'aereo, utilizzando le informazioni fatte pervenire da Israele[6];decollarono quattro F-14 Tomcat dalla portaerei USS Saratoga ed affiancarono l'aereopoco sopra Malta, intimando con movimenti d'ala di seguirli. Il governo diTunisi prima, e quello greco poi, negarono l'atterraggio ed altrettanto feceroanche le autorità israeliane[7].Così i caccia americani decisero di dirottare l'aereo sulla base Naval Air Station Sigonella a Sigonella inSicilia.

Il governo americano, senza aver avvertito il Governoitaliano del dirottamento, cercò di contattare Craxi che non sifece trovare. Oliver North si rivolse allora a MichaelLedeen, un consulente della CIA che si fecepassare Craxi in ragione di antichi rapporti di consuetudine risalenti al suoperiodo di perfezionamento universitario italiano; a suo dire Craxi gli chiesesolo “perché in Italia?” e si accontentò della sua risposta: “per il vostroclima perfetto, la vostra favolosa cucina e le tradizioni culturali che laSicilia può offrire”[8].

Il Presidente del consiglio italiano,contrariato da questa improvvisazione, intendeva consentire sì l'atterraggio,ma gestirne le conseguenze autonomamente. In segreto ordinò ai vertici militariche i terroristi e i mediatori fossero messi sotto il controllo delle autoritàitaliane. L'ammiraglio FulvioMartini, capo del servizio segreto militare (Sismi), alle 23:57ricevette una telefonata dal presidente Craxi. Su suo ordine si recòimmediatamente in Sicilia[9].

Sia il Controllore di Torre che il suoAssistente erano all'oscuro riguardo l'identità dei passeggeri a bordo delvelivolo egiziano. Nonostante ciò, in assenza di informazioni, sotto la propriaresponsabilità e a proprio rischio e pericolo, intrapresero tutte le azionisuccessive che poi risultarono necessarie e indispensabili alla cattura deiterroristi da parte delle autorità italiane. Il Controllore in turno e il suoAssistente furono le due prime persone italiane di Sigonella a realizzare chegli americani volevano fare atterrare un aereo civile sulla base militare, perpoi farlo parcheggiare nei pressi dell'aerostazione gestita dai militari USA.

L'atterraggio avvenne alle 0:15;l'autorizzazione del Comando Italiano all'atterraggio del volo egiziano[10] arrivòsolo quando il velivolo aveva già dichiarato "emergenza carburante" eappariva evidente che non sarebbe stato in grado materialmente di procedereverso l'aeroporto di Catania Fontanarossa perché non vi sarebbe mai arrivato.Il Controllore di Torre militare italiano e il suo Assistente, senza ricevereordini da chicchessia, di loro iniziativa istruirono l'aereo egiziano aparcheggiare sulla piazzola lato est (zona italiana). I due militari italianipreavvisarono Carabinieri e gli avieri della VAM (Vigilanza Aeronautica Militare),il corpo di guardia dell'aeroporto, del suo arrivo.

Immediatamente confluirono sulla pista 30 avieridella VAM e 20 Carabinieri, tutti in forza alla base aerea diSigonella, circondando l'aereo, come da ordini ricevuti. Pochi minuti dopoatterrarono – a luci spente e senza permesso della torre di controllo – anchedue Lockheed C-141 Starlifter americanidei Navy SEAL alcomando dell'allora generale di brigata aerea Carl W. Stiner[11] sidiressero verso il Boeing egiziano e fu subito chiaro[12] chevolevano prendere i dirottatori e Abu Abbas, secondo gli ordini ricevuti daWashington; le luci della pista furono subito spente. La tensione salì allestelle perché i 50 militari dei SEAL, scesi dai C-141 armi in pugno,circondarono gli avieri italiani e i carabinieri, ma a loro volta furonocircondati con le armi puntate da altri carabinieri, che erano nel frattempoarrivati dalle vicine caserme di Catania e Siracusa.Il capitano Marzo ricevette dalla Torre di Controllo l'ordine di posteggiareun'autocisterna, una gru e i mezzi anti incendio chiusi a chiave e piantonatidinanzi ai velivoli onde impedirgli definitivamente di muoversi dalla base.Ognuno si attestò sulle sue posizioni: in quel momento esistevano tre cerchiconcentrici attorno all'aereo. Seguirono minuti di altissima tensione.

Stiner – che aveva notizie dagli Stati Uniti intempo reale grazie ad apparecchiature satellitari - avvertì il colonnello Ercolano Annicchiarico diessere in contatto con lo Studio Ovale e dichiarò: "Il Governo Italiano hapromesso di consegnarci i palestinesi; non capisco la resistenza di voimilitari". L'ammiraglio Martini, sia pure con difficoltà[13],sentì Roma e fece rispondere a Stiner: "Abbiamo istruzioni di lasciarlilì". Le autorità italiane, infatti, restavano attestate sulla linea che inassenza di richiesta di estradizione non era consentito a nessuno sottrarrealla giustizia italiana persone sospettate di aver preso parte ad un attocriminale punibile ai sensi della legge italiana.

Da Washington pervenneroimmediatamente intimazioni rivolte per via diplomatico-militare ai vertici delGoverno italiano, limitandosi a presentare la questione come un'operazione dipolizia internazionale ma totalmente disconoscendo le diverse priorità impostedall'ordinamento giuridico italiano. Non avendo ottenuto risposta positiva[14],il presidente statunitense Reagan, infuriato per il comportamento italiano, sidecise a telefonare nel cuore della notte al presidente del Consiglio Craxi perchiedere la consegna dei terroristi; ma Craxi non si mosse dalle sue posizioni:i reati erano stati commessi in territorio italiano[15] equindi sarebbe stata l'Italia a decidere se e chi estradare[16].Alle 5:30, quando il generale dei carabinieri Bisogniero fece intervenire aSigonella (su ordine di Craxi) i blindati dell'Arma ed altri rinforzi, ilreparto d'attacco americano ricevette l'ordine di rientrare.

A Reagan, dinanzi alla posizione italiana, nonera rimasto che cedere e ritirare gli uomini da Sigonella[17],confidando nella volontaria attuazione delle promesse che riteneva di averottenuto nel corso della telefonata con Craxi.

Palazzo Chigi contattò l'ambasciatore egiziano aRoma Rifaat e lo informò della intenzione del governo italiano di prendere incustodia, a fini giudiziari, i quattro dirottatori e di far scendere dall'aereoanche due dirigenti palestinesi (tra cui Abu Abbas) che li accompagnavano, iquali sarebbero stati trattati come “ospiti a fini testimoniali”. Gli egizianiacconsentirono alla prima richiesta, ma non alla seconda, arguendo che le duepersone dovessero essere considerate ospiti del governo egiziano il quale siriteneva responsabile della loro sicurezza: poiché i due si trovavano in Italiacontro la loro volontà e si rifiutavano di lasciare l'aereo, era assolutamenteda escludersi che venissero costretti a farlo[18].

Sotto il controllo di quattro ufficiali USA (ecinque militari addetti al collegamento via radio), avvenne la consegna deiquattro terroristi alle unità italiane (saranno interrogati quel giorno stessodalla magistratura di Genova e di Siracusa, che ne convaliderà il fermo). Ilcomandante dell'aereo e il diplomatico egiziano Zeid Imad Hamed risalironoinvece a bordo del Boeing, che nella serata decollò alla volta di Roma.

Anche quel volo fu alcentro di un caso internazionale, soprattutto dopo che Craxi ne rivelò inParlamento alcune modalità. Per averne una visione completa, però, si dovetteattendere la descrizione che ne diede il comandante del SISMI dell'epoca,ammiraglio Fulvio Martini: "Da una pista di rullaggio secondaria, a lucispente, decollò da Sigonella un caccia F-14 americano della Sesta Flotta. Nonaveva chiesto l'autorizzazione al decollo, né aveva presentato, secondo iregolamenti, il piano di volo. L'F- 14 tentò di interferire con il volo dellanostra formazione, cercando ancora una volta di dirottare l'aereo egiziano perassumerne il controllo. I nostri caccia lo dissuasero e lo respinsero".» da Wikipedia.it (http://it.wikipedia.org/wiki/Crisi_di_Sigonella)


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permalink | inviato da Aralda il 21/7/2013 alle 11:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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