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Non mi sono dato alla politica perché non sopportavo l'idea di avere sempre ragione!
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Ho riletto "Il vecchio e il mare" di Ernest Hemigway. E' stato terribile e spietato, nella sua semplice bellezza, come tutte le altre volte.. Certe opere dell'intelletto umano vanno ben oltre le potenziali capacità di chi le produce, come ben sanno gli stessi autori, che difficilmente nella loro vita riescono a ripetere il 'miracolo'. "Il vecchio e il mare", ma anche "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez, sono 'prodotti' unici perché l'autore è riuscito a riprodurre in loro, senza avere piena coscienza di come abbia fatto, quelle emozioni, quei sentimenti, quegli stati d'animo umani dei quali si ha solo una coscienza diretta, cioè – al massimo – si riescono a vivere. Quindi riuscire a trasferirli ad altri attraverso lo strumento della ‘parola scritta’ è veramente un’impresa disperata, come ebbe a dire più volte lo stesso Hemigway ai vari aspiranti scrittori. Ad esempio, “Il nome della Rosa” di Umberto Eco è sicuramente un bellissimo romanzo, originale e coinvolgente, ma non ha la ‘magia’ delle opere uniche; i sentimenti, le emozioni in questo romanzo vengono perfettamente descritte e maestralmente ‘proiettate’ nel contesto più appropriato, ma non vanno oltre, cioè non fanno scattare in chi legge quel meccanismo che si attiva quando queste emozioni vengono realmente vissute.                            


Strani personaggi..
 

 
I miti a motore!



Parlamento pulito?


IPSE Dixit                                      "I più pensano che in politica bisogna far tacere la coscienza e che quindi vi sia una morale per l'uomo politico ed una per l'uomo privato. Per me la morale è una sola, e chi è canaglia nella vita politica, resta canaglia anche nella vita privata."  Sandro Pertini




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Il buon pensiero: "Ognuno vale quanto le cose a cui dà importanza."
(Marco Aurelio)


 

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29 ottobre 2010

Bunga-Bunga?



Sembra oramai accertato che al nostro Cavaliere piacciono (pure) le minorenni. Come al solito, anche su questo fatto, gli italiani si divideranno in due, quelli che pensano "speriamo non tocchi mai a mia figlia" e quelli che pensano "speriamo tocchi pure a mia figlia".. 

Due ministri del governo Prodi vanno in Africa, su un’isola deserta, e vengono catturati da una tribù di indigeni. II capo tribù interpella il prima ostaggio e gli propone: “Vuoi morire o bunga-bunga?”. II ministro sceglie: “Bunga-bunga”. E viene violentato. II secondo prigioniero, davanti alla scelta, non indugia: “Voglio morire!”. E il capo tribù: Va bene, prima bunga-bunga, poi morire.

Ruby, le feste e il Cavaliere
"La mia verità sulle notti ad Arcore"

La minorenne marocchina fu fermata per un furto, mentre era in Questura intervenne Palazzo Chigi: "Rilasciatela, è la nipote di Mubarak". La ragazza racconta il rituale del "bunga bunga", esclude di aver fatto sesso con il premier. Indagati Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti

di PIERO COLAPRICO e GIUSEPPE D'AVANZO

MILANO - Alla questura di Milano, nello stanzone del "Fotosegnalamento", c'è solo Ruby R., marocchina. Dire "solo" è un errore, perché Ruby è molto bella e non si può non guardarla. Se ne sta sulla soglia, accanto alla porta, e attende che i due agenti in camice bianco eseguano il loro lavoro, ma è come se occupasse l'intera stanza. E' il 27 maggio di quest'anno, è passata la mezzanotte e i poliziotti hanno già fatto una prova: la luce bianca, accecante, funziona alla perfezione. La procedura è rigorosa, nei casi in cui un minorenne straniero viene trovato senza documenti: finiti gli accertamenti sull'identità, se non ha una casa o una famiglia, sarà inviato, dopo aver informato la procura dei minori, in una comunità. È quel che gli agenti si preparano a fare, perché Ruby ha diciassette anni e sei mesi (è nata l'11 novembre del 1992) e all'indirizzo che ha dato, in via V., non ha risposto nessuno. Era anche prevedibile: ci abita un'amica che, dice Ruby, è una escort e se ne sta spesso in giro. All'improvviso, il silenzio dello stanzone si rompe. Una voce si alza nel corridoio. E, alquanto trafelata, appare una funzionaria. Chiudete tutto e mandatela via!, è il suo ordine categorico. Gli agenti sono stupiti. L'altra, la funzionaria, è costretta a ripetere: basta così, la lasciamo andare, fuori c'è chi l'aspetta! Continua..



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25 ottobre 2010

Punti di vista..



Se fosse successo in una miniera italiana, le cose sarebbero andate così:

giorno: tutti uniti per salvare i minatori, diretta tv 24h, Bertolaso sul posto.
giorno: da Bruno Vespa plastico della miniera, con Barbara Palombelli, Belen e Lele Mora.
giorno: prime difficoltà, ricerca dei colpevoli e delle responsabilità: Berlusconi: “colpa dei comunisti”; Di Pietro: “colpa del conflitto d'interessi”; Bersani: “... ma cosa ... è successo??” Bossi: “sono tutti terroni, lasciateli la'”; Capezzone: “non è una tragedia è una grande opportunità ed è merito di questo governo e di questo premier”; Fini: “mio cognato non c'entra”.
giorno: Totti: “dedicherò un gol a tutti i minatori”.
giorno il Papa: “faciamo prekiera a i minatori ke in qvesti ciorni zono vicini al tiavolo!”
giorno: cala l'audience, una finestra in Chi l'ha visto e da Barbara D'Urso che intervista i figli dei minatori: "dimmi, ti manca papà?'"
dal 7° al 30esimo giorno falliscono tutti i tentativi di Bertolaso, che viene nominato così capo europeo della protezione civile.

Dopo due mesi, i minatori escono per fatti loro dalla miniera, scavando con le mani. Un anno dopo, i 33 minatori, già licenziati, vengono incriminati per danneggiamento del sito minerario.


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19 ottobre 2010

28/10/1979, l’inizio della fine



Personalmente credo che la violenza cieca e spietata, l’odio, lo squadrismo organizzato e tutto quanto conosciamo oggi come infame contorno del “tifo” calcistico (chiamiamolo così..) che popola i nostri stadi abbia avuto inizio con l’omicidio di Vincenzo Paparelli.

Prima di quel maledetto giorno di ottobre ho sentito molteplici e diversificati racconti che narrano di famiglie con bambini che si recavano allo stadio anche in occasione dei derby più duri, di sfottò innocenti (chi ricorda quello di Alberto Sordi, tifoso romanista, nel film “Il marito”: “Peppino, sei tu peppino..?”), di scommesse goliardiche e di scaramucce (quasi) sempre a lieto fine.

Sarà stato l’effetto di quegli anni pieni di violenza, dove la vendetta sembrava l’unica via per sanare i torti subiti, sarà stata colpa della blanda reazione delle istituzioni, prese forse alla sprovvista dal quel fatto, ma sta di fatto che la lenta deriva partita dal gesto sconsiderato del diciassettenne romanista Giovanni Fiorillo ha portato alla totale incomunicabilità tra le tifoserie, che riescono ad incontrarsi ‘pacificamente’ solo in occasione di quelle ricorrenze bonarie “indotte” dalle società calcistiche o dalle istituzioni, per il resto è guerra, gli uni contro gli altri e insieme contro le forze dell’ordine, ‘colpevoli’ di aver caricato l’una o l’altra tifoseria.

Chi ha avuto modo di assiste ad un derby Roma-Lazio avrà certamente notato l’imponente schieramento di polizia e carabinieri, decine di mezzi, migliaia di agenti in assetto antisommossa impegnati per un’intera giornata a fare da balia alle decine di migliaia di tifosi, risorse preziose (e costose) sottratte ad impegni ben più seri di una semplice partita di calcio.

Mi chiedo infine come avranno mai fatto gli inglesi a risolvere, almeno in casa loro, in pochi anni il problema del tifo violento negli stadi e fuori, mentre noi riusciamo solo a raccontare delle violenze, dei morti e dei feriti, aggiornando partita dopo partita una lista che sembra non avere mai fine.

« Il 28 ottobre 1979, poco prima dell'inizio dell'attesissimo derby si consumò un episodio tragico che coinvolse un sostenitore della Lazio: Vincenzo Paparelli. Sembrava un giorno di festa. La squadra romanista vantava una dirigenza rinnovata, il ritorno del tecnico svedese e del difensore Francesco Rocca, tutti elementi per riscattarsi da un campionato 1978-1979 ed un ultimo derby da dimenticare. Mentre i tifosi sono in attesa dell'ingresso delle due squadre in campo c'è uno scambio di insulti a suon di striscioni infamanti e croci piantate sul campo, quindi un tifoso romanista spara un razzo. Uno sfrigolio ed una scia di un bianco sporco attraversa lo stadio in un istante per colpire ad un occhio Vincenzo Paparelli seduto nella curva opposta, uccidendolo all'istante. Autoriparatore, 33 anni, condotto inutilmente all'ospedale romano di Santo Spirito, lascia la moglie e due figli. Nonostante la notizia fosse giunta anche negli spogliatoi, l'arbitro D'Elia decise di far giocare comunque la gara, immersa in un'atmosfera surreale - che terminò in pareggio sull'1-1, gol silenzioso di Zucchini e pareggio di Pruzzo. Il giorno dopo quotidiano Il Tempo riporta in esclusiva[1] l'immagine cruda dell'uomo appena colpito. Paparelli fu la seconda vittima italiana della violenza negli stadi. Il responsabile materiale dell'uccisione, Giovanni Fiorillo, diciassettenne, lavoratore saltuario come imbianchino, aveva acquistato con alcuni amici una partita di razzi nautici da segnalazione - con involucro metallico e ca. 2 km di gittata - contrabbandati da un rivenditore di materiali agricoli. Il commerciante se la caverà con una lieve condanna. Costituitosi dopo diciotto mesi di latitanza in Svizzera, al processo Fiorillo affermerà di non esser stato messo al corrente della natura letale degli ordigni. Il giovane verrà condannato a sette anni di reclusione per omicidio preterintenzionale e non colposo. Una volta scontata la pena tornerà nuovamente in carcere per piccoli reati e morirà nel 1993 per un male incurabile. Nella stessa stagione a sconvolgere il campionato italiano fu anche lo scandalo del Calcio scommesse che coinvolse molti club e giocatori della Serie A. Il 23 marzo 1980 la Guardia di Finanza entrò in molti stadi italiani e molti giocatori ne uscirono in manette, la Lazio ed il Milan vennero retrocesse in Serie B e molte altre squadre penalizzate. Una vera e propria bufera dalla quale la Roma uscì pulita. Da Wikipedia.it»


Vincenzo Paparelli, un dramma familiare sullo sfondo della violenza calcistica

di Andrea Curreli

Un insolito fumo nero segna il cielo sopra lo stadio Olimpico di Roma, un razzo cade sulla Curva Nord occupata dai tifosi laziali e colpisce mortalmente Vincenzo Paparelli. Tra i tifosi della Roma prima si esulta e poi si inveisce contro Giovanni Fiorillo, il ragazzo che ha lanciato il razzo assassino. La cronaca di quel tragico 28 ottobre 1979 è stata ampiamente documentata dai mezzi di informazione, ma c'è un'altra storia che non è stata raccontata. Quello stesso giorno un bambino di otto anni che si chiama Gabriele saluta il papà diretto verso lo stadio per seguire Roma-Lazio e non sa che quello sarà il loro ultimo incontro. Ora quel bambino è un uomo e in occasione del trentennale della morte di Paparelli il giornalista Maurizio Martucci ha voluto raccontare la sua storia personale segnata indelebilmente dalla lucida follia dell’estremismo calcistico. E’ nato così il libro Cuore Tifoso (Sovera Edizioni 2009). Sullo sfondo del dramma personale di una famiglia distrutta, c’è l’estremismo della fine degli anni Settanta a Roma che mescola fede calcistica e appartenenza politica con i romanisti "rossi" e i laziali "neri". Ma c’è anche un forte messaggio di pace che passa attraverso il perdono incondizionato della famiglia Paparelli per Fiorillo e gli striscioni di rispetto esposti negli ultimi derby capitolini anche dalla Curva Sud giallorossa. Continua..


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13 ottobre 2010

Ci sono cose che..



E’ veramente bellissima l’idea di realizzare una cellula abitativa per l’APE TM, ed affascinante l’idea di viaggio low speed fatto di panorami e di lunghe riflessioni (chi si ricorda del viaggio di Alvin Straight su una motofalciatrice narrato nel film di David Lynch?), però chi può veramente farlo ai giorni nostri?


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12 ottobre 2010

Libertà (condizionata) di informazione



Credo che una delle “infezioni” più grandi che la TV commerciale ci ha inoculato, lentamente, in tanti anni di incauta esposizione sia quella che ci fa sembrare “naturale” accettare qualsiasi spiegazione su un dato fatto, ovvero che rende possibile la nostra passiva accettazione di differenti e molteplici “realtà” per una stessa notizia, come se fosse possibile per un fatto realmente accaduto avere più di una spiegazione oltre quella reale.

Questo nostro aspetto mentale TVmodificato rende possibile agli operatori dei media quell’incredibile stranezza che relega i fatti ad un piano inferiore rispetto alle opinioni che vengono date di quei fatti.

Quindi per noi non è più così importante sapere cosa è realmente accaduto - ad esempio - nella folle serata di Marrazzo (ex Governatore del Lazio), dei trans suoi ospiti (?) e dei carabinieri (riferimento per la sicurezza del cittadino) disonesti, ma la cosa principale di quella vicenda diventa l’opinione predominante, cioè quella che più regge come presenza nelle prime pagine dei giornali e nei programmi radio e TV.

Ovviamente questa nostra “tara” è ben nota ai politici, agli imprenditori (leggasi pubblicità) e soprattutto agli operatori dell’informazione, che ovviamente la sfruttano alla grande per i loro scopi. Ma la cosa sconvolgente e che anche se ci sono leggi a tutela delle persone danneggiate dalle false informazioni date dai media, queste non vengono quasi mai applicate, forse per “rispetto” dell’articolo 21 delle Costituzione o più probabilmente per paura di essere incolpati di voler limitare la libertà (chiamiamola così) di stampa (vedi il caso Boffo)..

Cosa fare per uscire dal guado di questo tipo di informazione?

Purtroppo, temo, noi si sia andati troppo oltre per poter “guarire” da questa infezione e fonti di informazione “pura” (non intenzionalmente inquinata) e di facile fruizione al quale attingere per disintossicarci non ce ne sono più..

Quindi alla persona (ancora) interessata ai fatti così come sono accaduti, per raggiungere un’informazione il più possibile non inquinata non resta che il duro lavoro del filologo, che per ogni notizia va a studiarsi i vari testi pubblicati al fine di ricostruire la “forma originaria” del fatto, attraverso l'analisi critica e comparativa delle varie testimonianze. Un vero ‘massacro’, un poco alleviato da internet (fino a quando?) che con i suoi potenti motori di ricerca ci da una mano nell’individuazione delle fonti e delle notizie.

Personalmente non vedo altre vie d’uscita da questo nostro moderno 1984, quindi, come diciamo da queste parti quartiatevi se potete!


Così colpisce la fabbrica dei dossier al servizio del Cavaliere

Veleni e disinformazione diventano verità. Dal caso del giudice Vaudano, a Igor Marini e Telekom Serbia. Dagli avvertimenti a Marrazzo a Boffo, Fini e Marcegaglia. Il sistema usato è quello della "opposition research", lo stesso confessato dall'americano Stephen Marks in un libro dal titolo "Confessioni di un killer politico"

di GIUSEPPE D'AVANZO

Ci si può anche svagare e chiamare il direttore del giornale di Silvio Berlusconi Brighella. Brighella, come la maschera della commedia dell'arte che nasce nella Bergamo alta: un attaccabrighe, un briccone sempre disponibile "a dirigere gli imbrogli compiuti in scena, se il padrone lo ricompensa bene". Un bugiardo che di se stesso può scrivere senza arrossire: "Sono insofferente a qualsiasi ordine di scuderia, disciplina, inquadramento ideologico. Mi manca la stoffa del cortigiano". La canzonatura finirebbe per nascondere un meccanismo, un paradigma che trova nell'uomo che dirige il giornale del Capo soltanto un protagonista di secondo ordine e nel lavoro sporco, che accetta di fare, solo uno dei segmenti di un dispositivo di potere. Tuttavia. Da qui è necessario muovere. Dal mestiere del direttore del giornale di Berlusconi in quanto la barbarie italiana, che trasforma in politica la compravendita del voto e quindi la corruzione di deputati e senatori, definisce informazione - e non violenza o abuso di potere - la torsione della volontà, la sopraffazione morale di chi dissente dal Capo attraverso un'aggressione spietata, distruttiva, brutale che macina come verità fattoidi, mezzi fatti, fatti storti, dicerie poliziesche, irrilevanti circostanze, falsi indiscutibili. Un'atrocità che pretende di restare impunita o quanto meno tollerata perché, appunto, giornalismo. Ma, quella roba lì, la si può dire informazione? È un giornalista, il direttore del giornale di Silvio. Berlusconi? Il suo mestiere è il giornalismo? Continua..


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11 ottobre 2010

Renato Farina

 

Renato Farina (detto “er Betulla” - Desio, 10 novembre 1954).

Ex giornalista, deputato (eletto alla Camera nel 2008 nelle liste del PDL) e scrittore, ha ammesso di aver collaborato, quando era vicedirettore di Libero, con i Servizi segreti italiani, fornendo informazioni e pubblicando notizie false in cambio di denaro. Per questo episodio è stato radiato dall'Ordine dei Giornalisti. Attualmente lavora come opinionista di Libero.

Carriera professionale

Laureato in Filosofia all'Università Cattolica, ha iniziato a scrivere sul settimanale Solidarietà (di Seveso-Desio), per il quale ha seguito il caso della nube tossica di Seveso (10 luglio 1976). Nel 1978 entra nel settimanale Il Sabato (fondato in quell'anno), dove rimane fino alla chiusura, avvenuta nel 1993. Nel 1981 sul "Sabato" scrisse delle apparizioni di Medugorje. Fu il primo giornalista non jugoslavo a scriverne. Successivamente è stato vicedirettore a Il Giornale di Vittorio Feltri e a Il Resto del Carlino. Fino all'ottobre del 2006 è stato vicedirettore di Libero, che ha fondato con Vittorio Feltri nel luglio del 2000. In televisione è stato autore e conduttore de L'InFarinata su Raisat Extra e consulente di Gad Lerner per il programma L'Infedele. Ha affermato di avere avuto tre maestri: don Luigi Giussani («per lo sguardo sulle cose e la scrittura concisa»); Giovanni Testori («mi ha insegnato ad osare, a spezzare le famose regole del giornalismo»); Vittorio Feltri («è un genio del giornalismo»). Dopo le vicende giudiziarie emerse a suo carico nel 2006, Renato Farina è stato inserito come diciassettesimo nelle liste del PdL, Popolo della libertà, per la Camera Lombardia 2, nell'ambito delle elezioni politiche dell'aprile 2008 ed è stato eletto deputato della XVI Legislatura.

Rapporti con il Sismi e radiazione dall'Ordine dei giornalisti

La magistratura a partire dal 2006 ha indagato sui rapporti da lui avuti con alcuni membri del Sismi (i servizi segreti militari). Farina ha confermato di aver collaborato col Sismi dal 1999. Nel libro Alias agente Betulla Farina racconta la sua versione dei fatti riguardo alla collaborazione con i Servizi: nel giugno 2004, ricevette da Nicolò Pollari (l'allora direttore del Sismi), per il tramite di Pio Pompa, l'ordine di recuperare da Al Jazeera le immagini dell'esecuzione di Fabrizio Quattrocchi; è proprio in questa operazione che nasce il suo nome in codice, Betulla. Sostiene anche di avere con il suo operato fornito ai servizi segreti informazioni nelle mani dei pubblici ministeri sul rapimento della giornalista de il manifesto Giuliana Sgrena, tenuta prigioniera in Iraq dall'Organizzazione della Jihad islamica, fatto poi confermato da Pio Pompa. Nel giugno del 2006 Pio Pompa chiede a Renato Farina, di scrivere una cronaca contro Romano Prodi (pubblicata poi il 9 giugno 2006), per accusarlo di avere appoggiato la pratica dei trasferimenti straordinari quando era presidente della Commissione Europea. Il 2 ottobre 2006 l'Ordine dei giornalisti lombardo lo sospende per un anno con l'accusa di aver pubblicato notizie false in cambio di denaro dal Sismi. Sempre nell'ottobre 2006 la Procura ne chiede la radiazione dall'albo dei giornalisti: la legge numero 801 del 1977 fa infatti divieto ai giornalisti professionisti di intrattenere rapporti con i Servizi segreti. Il suo avvocato ha annunciato un ricorso che è stato respinto dalla Corte d'Appello di Milano. Nel novembre 2006 Farina viene messo sotto scorta delle forze di polizia in quanto oggetto di intimidazioni anonime. Riceve nello stesso mese anche un finto pacco-bomba firmato «Fronte Rivoluzionario per il Comunismo».

Procedimenti giudiziari

La condanna per favoreggiamento per il caso Abu Omar

Nel dicembre 2006 il sostituto procuratore di Milano, Armando Spataro, chiede il rinvio a giudizio di Farina assieme ad altre 34 persone, nell'ambito dell'inchiesta sul rapimento dell'ex imam di Milano, Abu Omar. Trentadue di esse sono accusate di concorso nel sequestro. Renato Farina (accusato di aver organizzato una falsa intervista con i magistrati con il solo scopo di raccogliere informazioni sull'indagine) e i funzionari del Sismi, Pio Pompa e Luciano Seno, devono rispondere invece di favoreggiamento.

Il 16 febbraio 2007, si è dichiarato colpevole del reato di favoreggiamento nell'ambito dell'inchiesta sul rapimento dell'ex imam di Milano, Abu Omar, patteggiando la pena di sei mesi di reclusione (commutata in una multa di 6.800 euro). Farina ha riconosciuto i fatti sostenendo di aver agito in nome dell'articolo 52 della Costituzione (Difendere la Patria è sacro dovere del cittadino). Ha ammesso di aver ricevuto denaro non come salario ma per rimborsi non per se stesso e utili alla liberazione di ostaggi italiani in Iraq. Da Wikipedia.it


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8 ottobre 2010

Vox populi, vox Dei

Chissà perché ma quando ho letto la notizia della riduzione dei costi delle operazioni bancomat mi è tornato in mente un commento di mio nonno di tanti anni fa.

Era estate e dopo pranzo si stava guardando il telegiornale, mio nonno, contadino classe 1914, s’era fermato un attimo ad ascoltare le notizie, in piedi con le braccia conserte poggiate sulla spalliera della sedia posta di fronte alla TV, lui non si metteva mai seduto, forse perché non aveva ancora finito il suo lavoro (che iniziava quando sorgeva il sole e terminava al tramonto) e concedersi un extra “riposo” oltre il tempo del pranzo gli sembrava uno spreco inaccettabile.

Il giornalista lancia una notiziola di quelle di “servizio”, il ritocco al ribasso di qualche decina di lire del prezzo dei carburanti alla pompa (era il tempo del prezzo imposto dallo Stato) e mio nonno esclama battendo il pugno sulla spalliera della sedia: “ecco, c’hanno fregato un’altra volta!



Banche, in arrivo riduzioni per le commissioni interbancarie

ROMA - Riduzioni in arrivo per le commissioni sul Pagobancomat, bancomat, rid (ad esempio domiciliazione delle bollette) e riba (pagamenti con ricevuta elettronica). Il taglio è dovuto ai due provvedimenti adottati dall'Antitrust che ha reso vincolanti gli impegni presentati da Abi e consorzio bancomat al termine di due distinte istruttorie, avviate per verificare l'esistenza di intese restrittive della concorrenza. I tagli vanno dal 3% al 36%.

In particolare, il procedimento riguardava i servizi di pagamento effettuati attraverso le carte di pagamento e precisamente quelle di debito. L'accordo riguarda appunto la fissazione, da parte del consorzio Bancomat, delle condizioni che regolano i criteri e le modalità di svolgimento del servizio di pagamento presso i pos esistenti sul territorio nazionale attraverso l'utilizzo della carta Pagobancomat.

Tutte le nuove commissioni sono state determinate applicando il principio di efficienza economica e rappresentano livelli che non potranno essere modificati in aumento. In particolare, la commissione interbancaria Pagobancomat scende di oltre il 4% sul valore della transazione media, per effetto degli impegni presentati dal consorzio Bancomat (la componente fissa della commissione interbancaria si riduce da 0,13 a 0,12 euro per ogni operazione). Continua..


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4 ottobre 2010

Una avanguardista pesantemente equipaggiata

 

Molto pericolosa.. Potremmo ritrovarcela come ministro della Difesa, occhio!

< Gli 'addetti ai livori' sussurrano che tra le più assidue frequentatrici di Palazzo Grazioli ci sia ora tale Viviana Andreoli, pittrice di quadri erotici che lavora insieme alla madre Lucia (in arte Lucienne) e con la quale si ritraggono a vicenda. Pochi sanno però che le due sono state autrici molti anni fa (le tracce sono ancora sul web), sotto lo pseudonimo di Viviana e Lucia Vanzati, di un pruriginoso romanzo avente come trama uno scandaloso rapporto lesbo tra madre e figlia. E nelle interviste di promozione del libro dichiaravano di mantenersi facendo spettacoli di strip-tease. L'incauta Viviana pubblica sul suo sito le foto con il Cavaliere del Cialis e i biglietti di saluto che egli le invia su carta della Presidenza del Consiglio. > Da Dagospia.com


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1 ottobre 2010

Spari nella notte



Leggo oggi dell’attentato subito da Maurizio Belpietro nel condominio dove abita, trovando sia nell’articolo di Libero.it che in quello di Repubblica.it delle stranezze a me incomprensibili.

Cerco di riassumerle. Il sig. Belpietro arriva sotto casa con la scorta, una parte di questi uomini resta fuori dal portone mentre lui viene accompagnato dal caposcorta (con l’ascensore) sin sull’uscio, e fino a qui tutto regolare.

Poi il caposcorta si congeda da Belpietro e scende a piedi per le scale, notando la presenza di un uomo al piano di sotto. Questo tizio, evidentemente, non sente scendere il caposcorta tant’è che si fa sorprendere sulle scale e appena lo vede gli punta contro una pistola, ma non spara (si è azzardata l’ipotesi che questa si fosse inceppata..), quindi il caposcorta tira fuori la sua pistola ma non spara verso l’uomo che lo sta minacciando con un’arma, spara due colpi in aria, di avvertimento (sapevo che il colpo di avvertimento, quando si ha il tempo di spararlo è al max uno, poi è a chi spara prima..!), dopodiché esplode un terzo colpo – sembra – sempre di avvertimento, non in direzione dell’uomo armato..

Il tizio spaventato decide di scappare scendendo per le scale e incredibilmente riesce ad uscire dal condominio e a lasciar perdere le proprie tracce senza essere visto..

Mi chiedo, ma il resto della scorta sentiti i colpi di pistola (il rumore di questi spari esplosi di sera all’interno della tromba delle scale di un condominio li avranno sentiti in tanti a decine di metri di distanza) che fa? Come ha fatto questo tizio ad uscire dal palazzo senza essere visto? Mah?!?

Spero veramente che lo prendano, per conoscere la sua versione dei fatti e capire bene che cosa è veramente successo l’altra notte in quel condominio milanese. Magari era solo uno che voleva “grattare” qualcosa al primo condomino che gli avesse aperto la porta, armato solo con una pistoletta giocattolo.

Sempre meglio che scoprire che stiamo tornando agli anni di piombo o alla strategia della tensione, no..?

Attenatto a Belpietro

Spari sul pianerottolo di casa del direttore di Libero. Il colpevole scappa. E’ caccia all’uomo. Lui: “Non starò zitto” - da Libero.it



Belpietro aggredito in casa
sparatoria con la scorta

Un uomo armato travestito da finanziere aspettava arma in pugno il direttore di Libero nel suo condomino. Un agente della protezione ha sparato e lo ha messo in fuga

MILANO - Un uomo armato di pistola ieri notte si è introdotto nel condominio milanese di Maurizio Belpietro. È stato messo in fuga dalla scorta, che ha sparato tre colpi in aria. Il direttore del quotidiano Libero era appena tornato nel suo appartamento poco dopo le ventidue e aveva salutato l'agente che lo accompagnava. Il capo della scorta del giornalista ha notato l'aggressore sulle scale tra il quarto e il quinto piano mentre scendeva per andare a casa, e si è insospettito. L'aggressore ha puntato la pistola contro il poliziotto, ma non ha premuto il grilletto oppure l'arma si è inceppata. L'agente a quel punto ha avuto modo di sparare almeno due colpi in aria per intimidirlo, e dopo qualche secondo ha fatto fuoco una terza volta ancora. L'aggressore sentendo gli spari è fuggito. Non è ancora stato identificato e catturato dalla polizia. Si trattava di una persona alta un metro e ottanta, di corporatura robusta, circa quarantenne, che indossava una camicia del tutto simile a quella usata dagli agenti della Guardia di Finanza e pantaloni di una tuta da ginnastica. Dopo essersi messo a correre giù per le scale del palazzo di via Monti della Pietà, in pieno centro a Milano, ha fatto perdere le proprie tracce. Da Repubblica.it


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permalink | inviato da Aralda il 1/10/2010 alle 12:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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