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Ho riletto "Il vecchio e il mare" di Ernest Hemigway. E' stato terribile e spietato, nella sua semplice bellezza, come tutte le altre volte.. Certe opere dell'intelletto umano vanno ben oltre le potenziali capacità di chi le produce, come ben sanno gli stessi autori, che difficilmente nella loro vita riescono a ripetere il 'miracolo'. "Il vecchio e il mare", ma anche "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez, sono 'prodotti' unici perché l'autore è riuscito a riprodurre in loro, senza avere piena coscienza di come abbia fatto, quelle emozioni, quei sentimenti, quegli stati d'animo umani dei quali si ha solo una coscienza diretta, cioè – al massimo – si riescono a vivere. Quindi riuscire a trasferirli ad altri attraverso lo strumento della ‘parola scritta’ è veramente un’impresa disperata, come ebbe a dire più volte lo stesso Hemigway ai vari aspiranti scrittori. Ad esempio, “Il nome della Rosa” di Umberto Eco è sicuramente un bellissimo romanzo, originale e coinvolgente, ma non ha la ‘magia’ delle opere uniche; i sentimenti, le emozioni in questo romanzo vengono perfettamente descritte e maestralmente ‘proiettate’ nel contesto più appropriato, ma non vanno oltre, cioè non fanno scattare in chi legge quel meccanismo che si attiva quando queste emozioni vengono realmente vissute.                            


Strani personaggi..
 

 
I miti a motore!



Parlamento pulito?


IPSE Dixit                                      "I più pensano che in politica bisogna far tacere la coscienza e che quindi vi sia una morale per l'uomo politico ed una per l'uomo privato. Per me la morale è una sola, e chi è canaglia nella vita politica, resta canaglia anche nella vita privata."  Sandro Pertini




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4 ottobre 2013

Ersilio Tonini (San Giorgio Piacentino, 20/7/1914 – Ravenna, 28/7/2013)



Ersilio Tonini sul giornalismo: «Non ha ancora capito quale sia il suo ruolo – rivolgendosi algiornalista – perché il suo vero ruolo, il suo compito è quello di andare avedere la realtà attuale con gli occhi degli uomini attuali. Il giornalismoitaliano e mondiale o è profeta o è niente».

Ci sono uomini che hanno il dono divedere le cose così come sono e non come sembrano o come sono “interpretate”.Alcuni di loro, poi, le sanno anche spiegare agli altri, in modo che anchequesti possano a loro volta vederle per come sono. Ersilio Tonini era così, unoche non poteva essere ingannato da nessuno e che per tutta la sua vita ha cercatodi evitare anche ad altri di essere ingannati dalla finta realtà delle cose.

Buona meta, don..


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23 maggio 2013

Don Andrea Gallo (Genova 18/7/1928 – Genova 22/5/2013)


«A vent'anni mi sono fatto prete e ho scelto Gesù. Ci siamo scambiati i biglietti da visita e sul suo c'era scritto: sono venuto per servire e non per essere servito»

 

Don Andrea Gallo (Genova18 luglio 1928 – Genova22 maggio 2013) è stato un presbitero italiano, fondatore e animatore dellaComunità di San Benedetto al Porto di Genova.

Biografia 

Andrea Gallo si sentì attratto fin da piccolodalla spiritualità dei salesiani di Giovanni Bosco, ed entrò nel 1948 nel loro noviziato di Varazze, proseguendo poi a Roma gli studi liceali e filosofici. Nel1953 chiese di partire per le missioni, e venne mandato in Brasile, a San Paolo, dove compì gli studi teologici. La dittatura al potere in Brasile locostrinse però, in un clima per lui insopportabile, a ritornare in Italia. Nel 1954 la tensione salì al massimo nel paese,continuò quindi gli studi a Ivrea e venne ordinato presbitero il 1º luglio 1959.

Un anno dopo venne inviato come cappellano alla nave scuola della Garaventa, noto riformatorio per minori. Lì cercò diintrodurre un'impostazione educativa diversa, cercando di sostituire i metodi unicamente repressivi conuna pedagogia della fiducia e della libertà. Da parte dei ragazzi c'era interesse per quel preteche permetteva loro di uscire, di andare al cinema e divivere momenti comuni di piccola autogestione, lontani dall'unico concetto finoallora costruito, cioè quello dell'espiazione della pena.

Dopo tre anni venne spostato ad altro incarico (senzaspiegazioni, sostiene don Andrea), e nel 1964 decisedi lasciare la congregazione salesiana e chiese di incardinarsi nella diocesi genovese perché «La congregazione salesianasi era istituzionalizzata e mi impediva di vivere pienamente la vocazione sacerdotale». Ottenuta l'incardinazione, il cardinale Siriarcivescovo di Genova in quel momento, lo inviòa Capraia, allorasotto la giurisdizione dell'arcidiocesi del capoluogo ligure, per svolgerel'incarico di cappellano del carcere.

Due mesi dopo venne destinato in qualità di vice parroco alla parrocchia del Carmine, dove rimase fino al 1970, anno in cui il cardinale Siri lotrasferì nuovamente a Capraia. Nellaparrocchia del Carmine don Andrea fece scelte di campo con gli emarginati. La parrocchia diventò un punto di aggregazione digiovani e adulti di ogni parte della città, in cerca di amicizia e solidarietà con i più poveri e con gli emarginati, che al Carmine trovavano unpunto di ascolto.

Secondo la "comunità" di don Andrea,l'episodio che provocò il suo trasferimento fu un incidente verificatosinell'estate del 1970 per quanto don Gallo disse durante una sua omelia domenicale. Nel quartiere era stata scoperta una fumeria di hashish e l'episodio aveva suscitato indignazionenell'alta borghesia residente. Don Andrea, prendendo spunto dal fatto, ricordònell'omelia che rimanevano diffuse altre droghe, per esempio quelle del linguaggio, grazie alle quali un ragazzo può diventare «inadattoagli studi"» se figlio di povera gente, oppure un bombardamento di popolazioni inermi puòdiventare «azione a difesa della libertà». DonAndrea fu "accusato" di essere comunista; le accuse si moltiplicarono in breve tempo e questo sarebbe stato ilmotivo per cui la curia deciseil suo allontanamento.

Il provvedimento dell'arcivescovo provocò nellaparrocchia e nella città un movimento di protesta, ma la curia non tornòindietro e ingiunse a don Andrea di obbedire. Tuttavia egli rinunciòall'incarico offertogli all'isola di Capraia, ritenendo che lo avrebbe totalmente edefinitivamente isolato. Qualche tempo dopo venne accolto dal parroco di SanBenedetto al Porto, donFederico Rebora, e insieme a un piccolo gruppo diede vita alla sua comunità dibase, la Comunità di San Benedetto al Porto. Da allora si è impegnato sempre dipiù per la pace e nel recupero degliemarginati, chiedendo anche la legalizzazione delle droghe leggere: nel 2006 si èfatto multare, compiendo una disobbedienza civile, fumando uno spinello nel palazzo comunale di Genova per protestare contro la legge sulle droghe. Eraun grande amico di Vasco Rossi e di Piero Pelù, impegnati anch'essi per la legalizzazione delle droghe leggere.

Sin dal 2006 ha appoggiato attivamente ilmovimento No Dal Molin di Vicenza che sioppone alla costruzione di una nuova base militare Usa nella città veneta. Hapartecipato a varie manifestazioni, in particolare a quella del 17febbraio 2007 che ha visto la presenza dioltre 130.000 persone. Più volte don Andrea si è recato a Vicenza in occasionedell'annuale Festival No Dal Molin. Il 10 maggio 2009 ha acquistato assieme adoltre 540 persone il terreno dove sorge il Presidio Permanente No Dal Molin permettere radici sempre più profonde nella difesa a oltranza del territorio e deibeni comuni.

Nel marzo del 2007 è uscito il libro Io Cammino con gli Ultimi, scritto insieme allo scrittore genovese Federico Traversa. Nell'aprile del 2008 ha aderito idealmente al V2-Day organizzato da Beppe Grillo. Il 27 giugno 2009 ha partecipato al Genova Pride 2009, lamentando le incertezzedella Chiesa cattolica nei confronti degli omosessuali. Don Gallo ha presentato anche il primo calendario Trans dellastoria italiana, con le trans storiche del Ghetto di Genova. Il 15 agosto 2011 è stato premiato come PersonaggioGay dell'Anno da Gay.it, nel corso dellamanifestazione Mardi Gras, organizzata dal FriendlyVersilia e tenutasi a Torre del Lago Puccini.

Don Gallo ha anche tenuto l'orazione funebre alfunerale di Fernanda Pivano a Genova il 21 agosto 2009. Il 4 dicembre 2009 gli è statoassegnato il Premio Fabrizio De André, di cui è stato uno dei più grandiamici, consistente nel Quartaro d'oro, antica monetadella Repubblica di Genova. Il premio è stato consegnatopresso il salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi di Genova. Il 17 novembre 2010è uscito in tutte le librerie il libro Sono venuto per servire,scritto a quattro mani da don Andrea e da Loris Mazzetti, già collaboratore stretto di Enzo Biagi. Sulla quarta di copertina è citata una frase diMazzetti che si riferisce al centrosinistra: «Peccato che Don sia un prete. Sefosse un politico avremmo trovato il nostro leader».

Don Gallo ha partecipato a La lunga notte, primo album solista di Cisco (ex cantante dei Modena City Ramblers). Nel 2012 don Gallo ha sostenuto Marco Doria alle primarie del centrosinistra di Genova per la designazionedel candidato sindaco, poi vinte dallo stesso Doria. A novembre dello stesso anno dichiara di sostenere lacandidatura di Nichi Vendola alle primarie nazionali del centrosinistra.

L'8 dicembre 2010 cantò Bella Ciao nella sua chiesa assiemea Gino Paoli.

Il 22 maggio 2013 alleore 17.45, aggravatesi le sue condizioni di salute, muore a Genova. L'annuncioè stato dato da Domenico Chionetti, portavoce della Comunità di San Benedettoal Porto. -- da Wikipedia


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26 gennaio 2013

Tuco Benedicto Pacifico Juan Maria Ramírez detto “Fabrizio”

Nell’eventualità che a qualcuno scappasse di pensare: “povero diavolo, che cosa terribile deve essere..”, riporto di seguito, per punti, i perché del suo ‘patibolo’:

  • Rapina a mano armata contro privati, banche e servizi postali di Stato;
  • Omicidio;
  • Furto di oggetti sacri;
  • Falsa testimonianza;
  • Bigamia;
  • Abbandono del tetto coniugale;
  • Incitamento alla prostituzione;
  • Ricettazione;
  • Spaccio di monete false;
  • Uso di carte da giuoco e dati truccati;
  • Aggressione e lesione a danno di privati cittadini e pubblici ufficiali di Contea, Distretto e Stato;
  • Sequestro di persona a scopo di estorsione;
  • Stupro di una fanciulla vergine di razza bianca;
  • Deragliamento di un convoglio ferroviario a scopo di rapina;
  • Evasione da quattro prigioni di Stato con ferimento di sette guardie;
  • Traffico illecito di armi ed esplosivi di proprietà dell’esercito;
  • Offesa a magistrati e pubblici ufficiali;
  • Incendio doloso del municipio, della prigione di el Paso e dell’ufficio dello sceriffo di Sonoris;
  • Detenzione e traffico illecito di schiavi fuggitivi;
  • Abigeato.
  • Furto di un battello a vapore sul fiume Brazos e affondamento dello stesso a causa di un errore di manovra;
  • Truffa ai danni di una carovana di pionieri, essendosi spacciato per guida, avendo riscosso in anticipo il compenso dell’intero viaggio e avendo quindi abbandonato la carovana nel territorio di caccia degli indiani Apache.
...................................................................................................................................................................
Alle persone che pensano che si ingiusto che Fabrizio Corona vada in carcere, dico di informarsi meglio, perché in realtà, Corona, è stato trattato fin troppo bene dal sistema giudiziario italiano..
Il sig. Corona sino ad oggi ne ha combinate un po’ di tutti i colori (riassumo di seguito), commettendo reati a ciclo continuo, comportamenti che avrebbero portato dentro chiunque da un pezzo e con pene detentive ben più lunghe (parlo di persone comuni, con un conto in banca comune e con amicizie comuni).
I provvedimenti giudiziari di Fabrizio Corona (da Wikipedia.it)
Estorsione
Il 13 marzo2007 Corona è arrestato con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata all'estorsione, nell'ambito dell'inchiesta potentina denominata "Vallettopoli", condotta dal PMHenry John Woodcock e successivamente trasferita a Milano. È stato in prigione 77 giorni, divisi fra il carcere di Potenza (33 giorni) e il Carcere di San Vittore a Milano. Il 29 maggio2007 gli vengono concessi gli arresti domiciliari.
La vicenda è stata ampiamente seguita dai media italiani (quotidiani, trasmissioni televisive), sia in merito alle vicende strettamente giudiziarie che nei risvolti polemici e di gossip (attacchi di Corona ai magistrati inquirenti, presunte conseguenze dell'accaduto sul suo rapporto matrimoniale, ecc.). Sfruttando l'onda di popolarità, Corona pubblica sia una canzone (Corona non perdona) sia un libro (La mia prigione).
Il 29 febbraio2008, viene rinviato a giudizio, mentre Lele Mora viene prosciolto dalle accuse. Il 27 ottobre2009 il pm di Milano Frank Di Maio chiede una condanna a 7 anni e 2 mesi di reclusione per Fabrizio Corona, accusato di estorsione e tentata estorsione per presunti fotoricatti ai danni di alcuni vip, tra cui Lapo Elkann e Adriano. Il 10 dicembre2009 Corona viene condannato a 3 anni e 8 mesi di reclusione dalla quinta sezione penale del Tribunale di Milano. I giudici hanno anche condannato il suo collaboratore Marco Bonato a 2 anni e 4 mesi di reclusione.
In appello, il 2 dicembre2010, la condanna viene ridotta a un anno e 5 mesi per tentata estorsione ai danni dei calciatori Francesco Coco e Adriano. Il 21 ottobre2011 la Corte di Cassazione conferma la condanna in appello a un anno e cinque mesi, la sentenza diventa quindi definitiva. In un altro procedimento penale, il 12 marzo2010, viene condannato a tre anni e 4 mesi di reclusione in primo grado dal Tribunale di Torino per aver ricattato il calciatore della Juventus David Trezeguet. Il PM aveva richiesto una condanna di tre anni e 7 mesi. Il 16 gennaio2012 la Corte d'appello di Torino condanna Fabrizio Corona a 5 anni di reclusione per i presunti ricatti all'ex-calciatore della Juventus, aumentando la pena inflitta in primo grado.
Il 18 gennaio2013 la Cassazione conferma in via definitiva la condanna a 5 anni di reclusione per estorsione aggravata e trattamento illecito di dati personali, per aver preteso dal calciatore David Trezeguet 25 mila euro per non pubblicare delle foto che lo ritraevano. Dopo sei giorni di latitanza, Fabrizio Corona viene arrestato da alcuni agenti della polizia di Lisbona affiancati dagli investigatori italiani che erano sulle sue tracce da giorni dopo che aveva cercato senza successo ospitalità a Cascais.
Banconote false
Il 3 marzo2008 è stato fermato dalla Polizia Stradale di Orvieto assieme ad alcuni amici dopo aver tentato di pagare in un autogrill usando banconote false; bloccati dagli agenti lungo l'autostrada, tentano di disfarsi di alcune banconote poi risultate false. Di conseguenza, Corona è stato tratto in arresto ed accompagnato alla sezione di polizia di Orvieto assieme ad altre due persone. Durante una perquisizione nella sua casa milanese sono state rinvenute altre banconote false e una pistola di piccolo calibro.
Corona ha pagato con euro falsi anche il 28 febbraio2008 in due bar dell'aeroporto di Fiumicino. Qui, oltre ai carabinieri dell'aeroporto, si sono messi al lavoro anche i colleghi del comando antifalsificazione monetaria secondo i quali le due banconote da 100 euro spese da Corona fanno parte di una partita già nota alle forze dell'ordine.
Il 5 marzo2008 Corona patteggia una pena di un anno e sei mesi di reclusione per detenzione e spendita di denaro falso, dopo aver scagionato le altre due persone coinvolte.
Il 12 ottobre2009 viene condannato a quattro mesi di carcere e 300 euro di multa (pena convertita in una sanzione di 4.560 euro) per detenzione e spendita di banconote false e detenzione e ricettazione di una pistola. La condanna va in continuazione con la pena di un anno e sei mesi di reclusione patteggiata a Orvieto per la detenzione di banconote dello stesso stock che Corona aveva cercato di spendere ad un benzinaio.
Bancarotta fraudolenta
Il 9 dicembre2008, a seguito di un'istanza di fallimento presentata dalla Mondadori Pubblicità per una fattura di 45.000 euro non pagata, la sua società Corona's s.r.l. è stata dichiarata fallita dal Tribunale di Milano. Il 24 marzo2009, è stato iscritto nel registro degli indagati per bancarotta fraudolenta.
Il 29 luglio2010 viene notificata a Corona l'avviso di chiusura delle indagini preliminari; secondo gli inquirenti l'indagato avrebbe distratto alla società Corona's srl beni per un valore complessivo di sei milioni di euro. Il 17 dicembre2010 viene chiesto il rinvio a giudizio. Il 28 gennaio2011 Corona chiede che il processo venga celebrato nelle forme del rito abbreviato. Il 28 aprile2011 Corona è stato condannato a 4 anni di carcere. Il 7 giugno2012 la Corte d'assise d'appello di Milano conferma la colpevolezza del Corona, riducendo però leggermente la pena a 3 anni e 10 mesi.
Aggressione a pubblico ufficiale
Nel 2002 malmena un agente della Polizia Municipale. Per tale ragione nel 2009 è condannato definitivamente dalla sesta sezione penale della Corte di Cassazione al risarcimento della vittima.
Corruzione
Durante la permanenza in carcere per l'inchiesta Vallettopoli, corrompendo con 4.000 € un agente della Polizia Penitenziaria, tramite il proprio avvocato Corona si fa consegnare una macchina fotografica usa-e-getta, con la quale realizza un servizio da San Vittore, che riesce a pubblicare su alcune riviste di gossip e gli frutta circa 20.000 €. Verrà poi condannato l'8 marzo2010 per corruzione – con rito abbreviato – a un anno e otto mesi; la pena ha tenuto conto del risarcimento spontaneo di 8.000 € al ministero della Giustizia. Sono stati condannati pure l'agente penitenziario e l'avvocato in questione. Il 26 marzo2012 la Corte d'Appello di Milano conferma la colpevolezza del Corona, riducendo però la condanna ad un anno due mesi e cinque giorni.
Ricettazione
Il 23 marzo 2010 è imputato davanti alla prima sezione del Tribunale di Milano per ricettazione; ciò sarebbe dovuto ad un assegno di 10.000 € denunciato come rubato e incassato dallo stesso Corona. Il 15 luglio2010 viene assolto, come richiesto anche dal Pubblico Ministero.
Diffamazione a mezzo stampa
Il 31 maggio2010 il pm di Milano Giancarla Serafini chiede il rinvio a giudizio per diffamazione per Corona, reo di aver prodotto le seguenti affermazioni in una lettera aperta inviata al settimanale "Chi" pubblicato il 26 agosto2009: "Quanti pranzi e quante cene abbiamo condiviso in dodici anni di frequentazione che entrambi abbiamo avuto con Lele Mora? Potrei scrivere un libro sulla 'Simona segreta' e tu lo sai bene, molto bene. E anche Lele potrebbe farlo", affermazioni che secondo i legali di Simona Ventura avrebbero un intento chiaramente intimidatorio e diffamatorio, ragion per cui è stata sporta querela; chiesto il rinvio a giudizio anche per il direttore del rotocalco Alfonso Signorini, che avrebbe omesso i controlli necessari. Il 20 settembre2010 il Gup Nicola Clivio rinvia a giudizio sia Corona che Signorini, accogliendo la richiesta del Pubblico Ministero. Simona Ventura si costituisce parte civile nei confronti di Corona.
"I primi giorni di agosto 2010 viene alla luce un nuovo episodio di presunta diffamazione. La conduttrice Barbara D'Urso chiede infatti 100.000 € di risarcimento a Corona, il quale intervenne telefonicamente alla trasmissione "Pomeriggio Cinque" condotta dalla D'Urso e dove una giornalista Beatrice Baratto, presente in studio, riferiva di averlo querelato per truffa. Circostanza poi risultata reale. Tanto è che a seguito di quella vicenda il Corona è stato poi condannato a 9 mesi dal Tribunale di Milano, più il risarcimento di tutti i danni. Nel corso della stessa trasmissione appunto il Corona ebbe un battibecco con la Barbara D'Urso appostrofandogli testuali parole: "Non sei e non sarai mai una giornalista. Non potevi mandare in onda questa donna (Beatrice Baratto) senza aver prima verificato la veridicità delle sue affermazioni, ma questa volta me la paghi perché ti monto una guerra terribile che ti porterà via tanti di quei soldi, altro che quelli che mi dovevi dare per venire in tv".
Evasione fiscale
A seguito della chiusura di un filone parallelo all'inchiesta Vallettopoli i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanzia di Milano contestano a Corona ed altri sette imputati (tra cui Lele Mora) un'evasione fiscale di 17 milioni di Euro, frutto di una serie di false fatture emesse da un imprenditore genovese, tale Marcello Silvestri, il quale, grazie ad alcuni prestanomi avrebbe emesso fatture false per consentire a vari imprenditori (tra cui il Mora ed il Corona) di ridurre il reddito imponibile delle rispettive società, abbassando quindi l'ammontare delle imposte dovute al Fisco.
Infrazioni al codice della strada
Il 7 marzo2007 fu arrestato a Milano da una pattuglia stradale dei Carabinieri per violenza e resistenza a pubblico ufficiale e passò la notte in camera di sicurezza.
Da allora, Corona è stato più volte oggetto di sanzioni amministrative a causa di eccessi di velocità, di guida senza patente o con il foglio rosa ma senza guidatore esperto accanto.
    
 
Corona portato in carcere a Busto
Gruppi di fan in attesa
L'arrivo a Malpensa con un aereo da Lisbona. Decine di fan in attesa: «Perché lui in carcere e i politici no?»

MILANO - Un gruppo di alcune decine di fan lo aspettava all'aeroporto di Malpensa. «Corona, Corona», hanno scandito. «Perché lui in carcere e i politici no?», ha urlato qualcuno. Fabrizio Corona, il fotografo condannato definitivamente a 5 anni di carcere, è atterrato alle 17.15 di venerdì a Malpensa dopo il volo da Lisbona. Appena sceso dalla scaletta del velivolo, Corona è stato caricato su un'auto della polizia, scortata da altri due mezzi delle forze dell'ordine, e portato negli uffici della Polaria, nell'area extradoganale, per il disbrigo delle formalità legate all'estradizione. Poi è stato fatto salire su un fuoristrada scuro, con il quale ha lasciato l'aeroporto, diretto, secondo quanto riferito, al carcere di Busto Arsizio. Il suv era scortato da alcune macchine della polizia e della polizia penitenziaria. La partenza si è svolta alla presenza di decine di fotografi e troupe televisive. Il lungo corteo di auto ha anche creato qualche problema al traffico. Anche davanti al carcere si era creata una piccola folla di fan in attesa. Continua..


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permalink | inviato da Aralda il 26/1/2013 alle 17:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

19 dicembre 2012

Agostino ‘o pazzo


ILCENTAURO RIBELLE
di Pietro Gargano

Nell'estate del 1970 Antonio Mellino,diciott'anni, fece pista di gran
premio delle strade di Napoli, a cavallo della sua Gilera 125 un poco
truccata. Al governo c'era Emilio Colombo; 250.000 giovani avevano da poco
invaso l'isola di Wight per ascoltare Joan Baez e Jimi Hendrix, fumare l'
erba e fare l'amore nell'erba; la benzina era appena rincarata di 22 lire al
litro.
La polizia s'intestardì a dare la caccia a quel centauro dai lunghi capelli
che tagliava le curve sgommando e aggirava i posti di blocco infilando le
scale del centro antico. Durò dal 18 al 23 agosto, i giornali non se ne
accorsero. Il tam tam dei vicoli diede invece notizia della sfida alle
guardie lanciata dal ragazzo ribattezzato Agostino 'o pazzo, da Agostini
Giacomo che vinceva mondiali di motociclismo in serie. Così dal 23 al 26
agosto - le Quattro Nottate di Napoli - tre-quattromila persone scesero a
tarda sera nel quadrilatero tra piazza Municipio, piazza Trieste e Trento,
via Toledo e piazza Carità sperando di assistere alle evoluzioni del
temerario. I ragazzini si arrampicarono ai pali della luce per dare
tempestiva notizia del suo arrivo. Nacquero ingorghi a croce uncinata.
Il bello è che Antonio-Agostino non c'era più, anche se lo avvistavano
ovunque; nella mala parata, si era rintanato e non tornava a casa. In strada
c'erano invece più di settecento poliziotti e carabinieri in divisa
antisommossa con manganelli, caschi e scudi. Fu visto un ufficiale dalla
sciabola sguainata. La folla sfotteva, gli agenti caricarono, sassi e
bottiglie contro lacrimogeni. Bilancio: 56 feriti, 59 arrestati, 232
fermati. I fermati li salutavano con uno sventolio di fazzoletti.
Sociologi, psicologi e tuttologi di pronto intervento si scatenarono per
descrivere il ribellismo dell'eterna «plebe napoletana» e del redivivo
Masaniello su due ruote. Il 25 agosto il motociclista misterioso fu
identificato, forse seguendo la pista di quell'altro appellativo, Totonno 'e
mezanotte, attribuitogli dai tifosi nottambuli. Quando i carabinieri si
presentarono a casa sua in piazza dei Girolamini, il padre Vincenzo, onesto
rigattiere, disse: «So perché siete venuti: non c'è». E si sentì male.
L'ignaro Antonio-Agostino sperava solo, con una certa ingenuità, di non
essere acchiappato. Lo presero il 18 settembre in piazza del Gesù. Era in
auto con gli amici, fosse stato sulla moto sarebbe stato più difficile. Lo
portarono ai Filangieri, i giornali stamparono la sua foto con lo sguardo
corrucciato. Gli diedero una condanna severa ma non fece neppure un giorno
di carcere perché, nonostante gli sforzi, risultò nient'altro che un vivace
giovanotto di brava famiglia con la licenza media e l'ossessione della
velocità.
Antonio Mellino abita ancora in piazza dei Girolamini, nel palazzo in cui
visse Giambattista Vico, retaggio ricordato da una lapide gonfia di umidità.
Avendo ereditato il mestiere dal padre, apre bottega di fronte alla
cancellata della chiesa e si muove tra icone e pastori, ex-voto e
mattonelle, angeli e santi, teste di imperatori e scartellati. Ha svoltato
sui cinquant'anni, ha messo su qualche chilo e ha otto fratelli e quattro
figlie diplomate o studentesse. «Mi chiamo Antonio» si presenta; la gente
passa e lo saluta: «Buongiorno signor Agostino». Indica la piazza: «Ecco il
mio salotto». Fu lui, dopo la scossa del 1980, a salvare il tempio dall'
invasione di cani, altre bestie e drogati, recintandolo con vecchie brande,
filo spinato e materiali di risulta.
Allora, fu davvero una sfida?
«Macché. Cominciò perché mi volevano fermare a piazza Trieste e Trento,
stavo andando dalla mia ragazza; fuggii perché avevo paura che papà lo
venisse a sapere. Tenevo la passione della moto, a 14 anni avevo comprato
già una Vespa. Correvo, facevo le tirate sotto la galleria della Vittoria,
ero stato pure a Vallelunga. Papà non voleva, mi tagliava le gomme. M'
inseguivano e io scappavo, ecco tutto. Non ci provai sfizio, anzi non capivo
niente più. In quello che successe attorno non c'entravo nulla».
Quale fu la svolta meno pericolosa?
«Avvenne nei tre mesi passati ai Filangieri. Là dentro capii il bene e il
male, capii soprattutto che la vita è bella».
E cominciò a lavorare...
«Tornai a lavorare, perché già accompagnavo papà nei mercatini, a Porta
Portese».
Però non fece solo quello, girò pure qualche film.
«Sì, feci "Stress" con Ornella Muti e Irene Papas, diretto da Lenzi.Era la
storia di un ragazzo che correva in moto, uguale a me. Ma non mi piacque,
Napoli usciva negativa come sempre. Pure nei film vengono a riprendere i
soliti sfondi gratis e il resto lo fanno a Roma. Ma perché non fanno mai
vedere le cose belle e vere che abbiamo?».
Poi girò altri film.
«"Maccheroni" di Scola, "La pelle" di Liliana Cavani. Sonostato pure
controfigura, cascatore. Restai tre mesi a Roma per un film americano "I
guerrieri del mondo perduto"; insegnai ad andare in moto al protagonista.Ho
fatto anche il circo, con Heller Togni. Saltavo in moto undici auto messe in
fila, una volta la tavola per lo slancio era troppo morbida, rimbalzai in
aria e cadendo mi bucai le ginocchia. Smisi».
Riprende. «Per qualche tempo, a fine anni Settanta, ho organizzato
spettacoli con Maurizio Mauri. Fittavamo un locale, 7.000 lire al biglietto.
Ingaggiammo pure Massimo Troisi. Faceva la parte del guappo in pigiama, alla
Viviani. Diceva: Ccà ci sta un solo guappo e so' io. E se ne vedete due è
perché mi sto guardando nello specchio».
La nostalgia della moto non l'ha mai inseguita?
«E chi l'ha lasciata mai? La Gilera 125 sta sotto il palazzo. Ho una
Kawasaki e una Guzzi 350. Quando le bambine erano piccole comprai un sidecar
per portarle come in una carrozzina, si divertivano. E ho pure la passione
dei cavalli. Del resto, qua a Napoli non puoi correre davvero, devi andare a
Vallelunga oppure imboccare un'autostrada. So guidare ancora, quello non si
scorda. Però la moto la porto come fosse un cavallo: con rispetto».
Anche se le motociclette d'oggi sono un'altra cosa?
«E già. Sono diventate proiettili volanti, ma come si fa a portarle?
Bisognerebbe stare attenti a chi si danno. Mi chiamavano Agostino 'o pazzo e
lo so bene: in moto viene l'eccitazione, si diventa un'altra persona. E
invece l' importante è la sicurezza. Lo dico ai giovani: rispettate il
codice, mettevi il casco perché può salvare la vita. Certo, bisognerebbe che
i caschi e l'assicurazione costassero meno».
Passa un ragazzo barcollante, con la roba nelle vene; vorrebbe andare a fare
la doccia dalle suore ma il portone è chiuso. Antonio una volta Agostino gli
parla, lo spinge a riposarsi al sole. Dice: «Bisognerebbe fare qualcosa per
i giovani, dargli occasioni di lavoro, di normalità. Invece a Napoli non si
trovano ed ecco qua».
Nessun rimpianto per la popolarità, le corse, il cinema?
«Nessuno. Dentro non mi sono rimasti ricordi particolari, erano cose di
gioventù. La vita è tutta uguale, adesso lo so, so che contano la salute e l
'amicizia. Sono cambiato e sereno. Mi piace il mio mestiere e se viene un
periodo in cui si vende poco, carico la roba su un camioncino e me ne vado a
Porta Portese. E poi il popolo mi vuole bene e questa piazza è come se fosse
mia. Lo sapete che una volta qua c'erano cinque chiese?».
Adesso passa un'albanese con due gemelli biondi in un carrozzino. Sul
manubrio ha applicato un bicchiere per le offerte e un registratore avvolto
nel nastro adesivo da cui escono le note di un flauto etnico.
«Ma che fantasia tengono questi immigrati» commenta Antonio-Agostino dopo l'
obolo. E ricomincia: «Lo sapete che da quel palazzo si passa direttamente
alla biblioteca dei Girolamini?...»
Accendi internet e trovi che Agostino 'o pazzo non è stato dimenticato, è
ancora un modello di ribellione possibile e di stile di guida. Un articolo
dice che Schumacher ha vinto con «una tirata alla Agostino 'o pazzo». Non
oso riferirlo al quieto signore seduto nel suo salotto su un bordo della
piazza dei Girolamini, davanti alle icone e agli ex-voto.  
Da: it.sport.motociclismo.narkive.com




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3 settembre 2012

Carlo Maria Martini (Torino, 15/2/1927 – Gallarate, 31/8/2012)



Carlo Maria Martini sarebbe stato un grande Papa, uno con il coraggio di cambiare (e salvare) la chiesa, un po’ come fece Giovanni XXIII.

Ma la domanda è: “alla chiesa interessa veramente salvarsi?”, nel senso, alla Curia, dal Papa in giù, interessa ancora cercare di salvare il popolo di Dio (=Chiesa)?

Qualche anno fa mi è capitato di visitare in un paese in provincia di Agrigento un convento bellissimo, costruito su un promontorio a picco sul mare, che poteva ospitare centinaia di frati, me che era abitato da due soli frati, uno dei quali ottuagenario..

La chiesa sta morendo perché da tempo ha smesso di alimentarsi con quella linfa che l’ha mantenuta viva per secoli: l’amore. L’amore per il prossimo, per il povero, per il tossicodipendente, per la ragazza madre, per il separato abbandonato dalla moglie, per il carcerato assassino.

E’ vero che la presenza della chiesa nelle case famiglia, nelle carceri, nei centri di recupero non è mai venuta meno, ma negli anni l’amore che fungeva da propulsore per queste attività di sostegno sociale si è un po’ “istituzionalizzato” (maledetti € !), si è trasformato da “sacrificio di amore” per il prossimo a “servizio” per il prossimo, facendo venir meno l’esempio vivo, quello che dimostra con i fatti, cioè con la vita di persone vere che per una scelta di amore hanno deciso di seguire Gesù, che l’amore è l’unica via possibile per avere una vita piena e soddisfacente.

La chiesa, come istituzione, dovrebbe ripartire da questo: dall’amore. Ma per rimettere al centro della propria missione l’amore, deve necessariamente fare spazio.. Deve, a mio avviso, mettere da parte la politica, in modo assoluto, e ripartire dalla povertà, come fece Madre Teresa di Calcutta, povera tra i poveri, tra gli ammalati, tra i bisognosi.


Georg Sporschill SJ, Federica Radice Fossati Confalonieri per "
Corriere della Sera"

L'ultima intervista: «Perché non si scuote, perché abbiamo paura?»
Padre Georg Sporschill, il confratello gesuita che lo intervistò in Conversazioni notturne a Gerusalemme , e Federica Radice hanno incontrato Martini l'8 agosto: «Una sorta di testamento spirituale. Il cardinale Martini ha letto e approvato il testo».

Come vede lei la situazione della Chiesa?
«La Chiesa è stanca, nell'Europa del benessere e in America. La nostra cultura è invecchiata, le nostre Chiese sono grandi, le nostre case religiose sono vuote e l'apparato burocratico della Chiesa lievita, i nostri riti e i nostri abiti sono pomposi. Queste cose però esprimono quello che noi siamo oggi? (...) Il benessere pesa. Noi ci troviamo lì come il giovane ricco che triste se ne andò via quando Gesù lo chiamò per farlo diventare suo discepolo. Lo so che non possiamo lasciare tutto con facilità. Quanto meno però potremmo cercare uomini che siano liberi e più vicini al prossimo. Come lo sono stati il vescovo Romero e i martiri gesuiti di El Salvador. Dove sono da noi gli eroi a cui ispirarci? Per nessuna ragione dobbiamo limitarli con i vincoli dell'istituzione».

Chi può aiutare la Chiesa oggi?
«Padre Karl Rahner usava volentieri l'immagine della brace che si nasconde sotto la cenere. Io vedo nella Chiesa di oggi così tanta cenere sopra la brace che spesso mi assale un senso di impotenza. Come si può liberare la brace dalla cenere in modo da far rinvigorire la fiamma dell'amore? Per prima cosa dobbiamo ricercare questa brace. Dove sono le singole persone piene di generosità come il buon samaritano? Che hanno fede come il centurione romano? Che sono entusiaste come Giovanni Battista? Che osano il nuovo come Paolo? Che sono fedeli come Maria di Magdala? Io consiglio al Papa e ai vescovi di cercare dodici persone fuori dalle righe per i posti direzionali. Uomini che siano vicini ai più poveri e che siano circondati da giovani e che sperimentino cose nuove. Abbiamo bisogno del confronto con uomini che ardono in modo che lo spirito possa diffondersi ovunque».

Che strumenti consiglia contro la stanchezza della Chiesa?
«Ne consiglio tre molto forti. Il primo è la conversione: la Chiesa deve riconoscere i propri errori e deve percorrere un cammino radicale di cambiamento, cominciando dal Papa e dai vescovi. Gli scandali della pedofilia ci spingono a intraprendere un cammino di conversione. Le domande sulla sessualità e su tutti i temi che coinvolgono il corpo ne sono un esempio. Questi sono importanti per ognuno e a volte forse sono anche troppo importanti. Dobbiamo chiederci se la gente ascolta ancora i consigli della Chiesa in materia sessuale. La Chiesa è ancora in questo campo un'autorità di riferimento o solo una caricatura nei media?

Il secondo la Parola di Dio. Il Concilio Vaticano II ha restituito la Bibbia ai cattolici. (...) Solo chi percepisce nel suo cuore questa Parola può far parte di coloro che aiuteranno il rinnovamento della Chiesa e sapranno rispondere alle domande personali con una giusta scelta. La Parola di Dio è semplice e cerca come compagno un cuore che ascolti (...). Né il clero né il Diritto ecclesiale possono sostituirsi all'interiorità dell'uomo. Tutte le regole esterne, le leggi, i dogmi ci sono dati per chiarire la voce interna e per il discernimento degli spiriti.

Per chi sono i sacramenti? Questi sono il terzo strumento di guarigione. I sacramenti non sono uno strumento per la disciplina, ma un aiuto per gli uomini nei momenti del cammino e nelle debolezze della vita. Portiamo i sacramenti agli uomini che necessitano una nuova forza? Io penso a tutti i divorziati e alle coppie risposate, alle famiglie allargate. Questi hanno bisogno di una protezione speciale. La Chiesa sostiene l'indissolubilità del matrimonio. È una grazia quando un matrimonio e una famiglia riescono (...).

L'atteggiamento che teniamo verso le famiglie allargate determinerà l'avvicinamento alla Chiesa della generazione dei figli. Una donna è stata abbandonata dal marito e trova un nuovo compagno che si occupa di lei e dei suoi tre figli. Il secondo amore riesce. Se questa famiglia viene discriminata, viene tagliata fuori non solo la madre ma anche i suoi figli. Se i genitori si sentono esterni alla Chiesa o non ne sentono il sostegno, la Chiesa perderà la generazione futura. Prima della Comunione noi preghiamo: "Signore non sono degno..." Noi sappiamo di non essere degni (...). L'amore è grazia. L'amore è un dono. La domanda se i divorziati possano fare la Comunione dovrebbe essere capovolta. Come può la Chiesa arrivare in aiuto con la forza dei sacramenti a chi ha situazioni familiari complesse?»

Lei cosa fa personalmente?
«La Chiesa è rimasta indietro di 200 anni. Come mai non si scuote? Abbiamo paura? Paura invece di coraggio? Comunque la fede è il fondamento della Chiesa. La fede, la fiducia, il coraggio. Io sono vecchio e malato e dipendo dall'aiuto degli altri. Le persone buone intorno a me mi fanno sentire l'amore. Questo amore è più forte del sentimento di sfiducia che ogni tanto percepisco nei confronti della Chiesa in Europa. Solo l'amore vince la stanchezza. Dio è Amore. Io ho ancora una domanda per te: che cosa puoi fare tu per la Chiesa?».


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26 agosto 2012

Neil Armstrong – Wapakoneta, 5/8/1930 - Cincinnati, 25/8/2012

Il tuo "piccolo passo" ci porterà ancora molto lontano..

Grazie Neil



Neil Armstrong - 2012




Neil Armstrong - 1969


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27 aprile 2012

L’altro Paris Hilton



Ma questo, nella vita (con tutti quei soldi e quelle possibilità), che fa? Non voglio dire che uno solo perché è straricco, studiato e giovane, debba risolvere, chessò, il problema della fame nel mondo, ma almeno trovarsi una cosa seria da fare per ammazzare la giornata..

Sarà il caso di dirglielo che il prossimo 1° Maggio ricorre la festa dei lavoratori?


La biografia di Lapo Elkann secondo Wikipedia

Secondogenito di Margherita Agnelli e del giornalista e scrittore Alain Elkann, è fratello di John Elkann, attuale presidente del gruppo Fiat, e di Ginevra Elkann, nonché nipote di Gianni Agnelli[2], Lapo Elkann nasce a New York nel 1977. Si è diplomato a Parigi e si è laureato alla European Business School di Londra in Relazioni internazionali. Presta servizio militare nel corpo degli Alpini. Prima di diventare responsabile del Brand Promotion Fiat alla morte del nonno, ha fatto esperienza come operaio metalmeccanico nella catena di montaggio della Piaggio di Pontedera del cugino Giovanni Agnelli, sotto lo pseudonimo di Lapo Rossi[1], poi con ruoli diversi in Salomon Smith Barney, Danone, Maserati e Ferrari. Nel 2001 è stato assistente personale di Henry Kissinger.

Entrato in Fiat, Lapo Elkann si è accreditato per aver rilanciato l'immagine del gruppo dando tra l'altro il suo apporto al lancio di gadget di diverso tipo, prime fra tutte le felpe con il marchio vintage della casa automobilistica e al lancio della Fiat Grande Punto. È salito alla ribalta delle cronache rosa per la sua storia, ora terminata, con l'attrice Martina Stella. L'11 ottobre 2005 è stato ricoverato nel reparto di rianimazione dell'Ospedale Mauriziano di Torino, in seguito ad una overdose di stupefacenti (cocaina ed eroina), che lo ha colto in casa della transessuale cinquantasettenne Patrizia, all'anagrafe Donato Bracco.

Dimesso dall'ospedale, si è trasferito negli Stati Uniti dove ha iniziato una terapia in Arizona, seguita da un periodo di convalescenza nella residenza di famiglia a Miami (in Florida).[senza fonte] Ritornato in Italia, ha dato vita ad una nuova società specializzata nella produzione e vendita di accessori e di abbigliamento: Italia Independent. Nella presentazione del nuovo marchio è stata posta particolare attenzione sul concetto di "non-brand", riferito alla possibilità offerta al consumatore di personalizzare completamente il prodotto da acquistare. Il primo prodotto realizzato e presentato alla fiera Pitti Uomo nel gennaio 2007 è un modello di occhiali interamente realizzati in fibra di carbonio.

Il 4 luglio 2007 ha fondato, insieme ad Alberto Fusignani e a Ivanmaria Vele la factory creativa Independent Ideas. Le telecamere hanno seguito Lapo Elkann e la sua squadra di creativi per tre mesi, documentandone le attività e la vita lavorativa nel programma Idee in progress, andato in onda sulla televisione satellitare FoxLife. Lapo Elkann affianca molteplici attività all'impegno nelle sue aziende: dal 30 ottobre 2007 a febbraio 2008 è stato presidente onorario della società italiana di volley di Serie A1 Sparkling Milano, attualmente è ambasciatore internazionale per la Triennale di Milano, ambasciatore del Tel Ashomer Hospital di Tel Aviv e membro del consiglio di amministrazione di varie aziende come la casa d'aste Phillips de Pury Auction House.

È stato eletto 4 volte Best Dressed Man dalla rivista Vanity Fair.

Lapo Elkann e la sua agenzia Indipendent Ideas hanno partecipato insieme al Centro Stile Fiat e Frida Giannini al progetto 500 by Gucci, lanciato a Milano il 23 febbraio 2011 e al Salone dell'Auto di Ginevra il 1º marzo 2011.[5] Nel 2011 ha ricevuto il Premio America della Fondazione Italia USA.


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1 marzo 2012

Lucio Dalla (Bologna, 4/3/1943 – Montreux, 1/3/2012)



« Il mio rapporto con la gente. Che dura ormai da quasi cinquant'anni. Un altro dinosauro come me sarebbe stato ammazzato. E invece io continuo a stare dentro la gente, mi piace. Mi sento uno che esiste solo perché esistono gli altri ». Lucio Dalla


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27 ottobre 2011

Marco Simoncelli (Cattolica, 20/01/1987 – Sepang, 23/10/2011)


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6 ottobre 2011

Steven Paul Jobs, 24/2/1955 – 6/10/2011


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