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Non mi sono dato alla politica perché non sopportavo l'idea di avere sempre ragione!
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Ho riletto "Il vecchio e il mare" di Ernest Hemigway. E' stato terribile e spietato, nella sua semplice bellezza, come tutte le altre volte.. Certe opere dell'intelletto umano vanno ben oltre le potenziali capacità di chi le produce, come ben sanno gli stessi autori, che difficilmente nella loro vita riescono a ripetere il 'miracolo'. "Il vecchio e il mare", ma anche "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez, sono 'prodotti' unici perché l'autore è riuscito a riprodurre in loro, senza avere piena coscienza di come abbia fatto, quelle emozioni, quei sentimenti, quegli stati d'animo umani dei quali si ha solo una coscienza diretta, cioè – al massimo – si riescono a vivere. Quindi riuscire a trasferirli ad altri attraverso lo strumento della ‘parola scritta’ è veramente un’impresa disperata, come ebbe a dire più volte lo stesso Hemigway ai vari aspiranti scrittori. Ad esempio, “Il nome della Rosa” di Umberto Eco è sicuramente un bellissimo romanzo, originale e coinvolgente, ma non ha la ‘magia’ delle opere uniche; i sentimenti, le emozioni in questo romanzo vengono perfettamente descritte e maestralmente ‘proiettate’ nel contesto più appropriato, ma non vanno oltre, cioè non fanno scattare in chi legge quel meccanismo che si attiva quando queste emozioni vengono realmente vissute.                            


Strani personaggi..
 

 
I miti a motore!



Parlamento pulito?


IPSE Dixit                                      "I più pensano che in politica bisogna far tacere la coscienza e che quindi vi sia una morale per l'uomo politico ed una per l'uomo privato. Per me la morale è una sola, e chi è canaglia nella vita politica, resta canaglia anche nella vita privata."  Sandro Pertini




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Il buon pensiero: "Ognuno vale quanto le cose a cui dà importanza."
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6 aprile 2011

Allora, tutti d’accordo..

Per noi italiani (la rappresentanza della maggioranza degli italiani docet) la sig.na Karima el Mahroug detta Ruby, di nazionalità marocchina, è la nipote del 'povero' (sembra non stia ben messo in salute..) sig. Hosni Mubarak, di nazionalità egiziana, presidente dell'Egitto per quasi 30 anni.

E chi non ci crede può anche andarsela a prendere nel c…


Come funziona il conflitto di attribuzione

Se la Consulta dovesse riconoscere il ricorso fondato il giudizio penale verrebbe travolto

MILANO - La Camera ha deciso con una maggioranza di 12 voti di sollevare davanti alla corte Costituzionale un conflitto di attribuzione nei confronti dei magistrati di Milano, nel tentativo di togliere loro il processo a Silvio Berlusconi per il caso Ruby, che si apre mercoledì. La maggioranza di centrodestra sostiene che uno dei due reati contestati al premier, la concussione, sia di natura ministeriale e, pertanto, l'inchiesta dovrebbe ricominciare quasi da zero davanti al tribunale dei Ministri, annullando buona parte degli atti compiuti finora dai pm e dal gup di Milano, che ha rinviato Berlusconi a giudizio immediato. Inoltre, di fronte ad un reato di natura ministeriale contestato ad uno dei membri del governo, il Parlamento potrebbe negare l'autorizzazione a procedere. La Camera chiede quindi alla Corte Costituzionale di avallare questa tesi.

L'ACCUSA - L'accusa dice che Berlusconi abbia avuto rapporti sessuali a pagamento con la giovane marocchina Karima el Mahroug, detta Ruby, lo scorso anno, quando era minorenne, e che abbia cercato illegittimamente di ottenerne il rilascio dalla questura di Milano, dove era stata fermata per furto, con l'obiettivo di occultare la sua relazione con la ragazza. La maggioranza alla Camera si è schierata con la tesi che la presunta concussione fosse «ministeriale», perché telefonando in questura, il premier avrebbe agito nell'esercizio delle sue funzioni di premier; infatti, pensava che la ragazza fosse la nipote dell'ex presidente egiziano Hosni Mubarak - una tesi considerata ridicola dall'opposizione. Il tribunale di Milano ha detto di non sentirsi vincolato alle tesi della Camera e che il processo andrà avanti. La Corte costituzionale dovrebbe decidere nei prossimi mesi se accogliere il ricorso ed eventualmente poi decidere nel merito entro un anno dalla sollevazione del conflitto. Continua..

19 gennaio 2011

La chiarezza, non necessaria, della CEI

 

La posizione della CEI di questi anni in merito al rapporto della Chiesta con la nostra politica interna è stata sempre piuttosto chiara, però, essendo i vescovi della CEI responsabili gerarchicamente anche di dare l’orientamento nel campo dottrinale e pastorale, si sono sentiti in dovere di pronunciarsi, con i dovuti “tempi tecnici”, sulle ultime vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi, implicato in storie di prostituzione minorile, attraverso un editoriale a firma Marco Tarquinio pubblicato ieri sull’Avvenire, il loro giornale.

L’ho letto (lo riporto di seguito per quanti vorranno farlo) credendo di imbattermi in un minimo di discernimento orientato all'etica, alla morale di certi comportamenti che anche se sono attualmente solo presunti, coinvolgono una personalità molto in vista, quindi inevitabilmente di riferimento per tante persone giovani e non, invece ci ho trovato solo un pò di retorica cattolica sulle battaglie dell'Avvenire contro "l'infame industria della prostituzione" (sigh!) e frasi del tipo “il fumo più che mai tossico della guer­ra tra settori del mondo delle toghe e settori del mondo della politica” (!), che potrebbero far dedurre ad alcuni che quello che sta succedendo a Berlusconi in questi giorni sia frutto di uno scontro, addirittura di una guerra tra alcuni settori della magistratura e il mondo della politica italiana (?), invece che le conseguenze di comportamenti volontariamente contrari alle leggi italiane (leggasi reati) di un signore quasi 75enne.

Poi ho letto anche “Io so che è arrivata, come un terribile tornado, all’indomani della sentenza della Corte costi­tuzionale”, frase che potrebbe indurre taluni a pensare che ci sia una sorta di intenzionalità da parte della Magistratura a colpire un nemico approfittando di un suo “momento di debolezza”.. Tarquinio invece di preoccuparsi di fare verità, come dovrebbero fare i veri giornalisti (e per altri aspetti, anche i preti..), tralascia candidamente di citare il fatto che il sig. Berlusconi è indagato ufficialmente dal 21 dicembre scorso, quindi prima che la Corte Costituzionale si pronunciasse su una legge che dovrebbe essere considerata anche dai sigg.ri prelati della CEI perlomeno dubbia, visto che è stata praticamente cassata quasi all’unanimità dai giudici dell’alta Corte (13 voti contro 3).

E poi continua a briglia sciolta su questi temi, che a me sono sembrati il fulcro dell'articolo, nel tentativo di rendere “giustificabile” comportamenti quantomeno indecenti (giuridicamente parlando ancora presunti, ma supportati da evidenze piuttosto serie, altrimenti non credo che i magistrati si sarebbero mossi con tanta determinazione) di uomo politicamente ed economicamente potentissimo, sibillando l’idea, oramai trita e ritrita, di una persona perseguitata: “Si può legittimamente argomen­tare sul motore di questo ennesimo e increscioso affondo giudiziario contro Berlusconi, ci si può persino interrogare sulle straordinarie energie investigative investite in questa vicenda da strut­ture centrali di polizia e dalla procura milane­se.”, come se il sig. Tarquinio non sapesse che in Italia l’obbligatorietà dell’azione penale impone agli inquirenti di procedere, una volta avuta l’evidenza di un possibile reato, con tutti i mezzi possibili e senza limiti di budget (un mio conoscente, PM, una volta mi ha confidato, senza rivelare alcun dettaglio, di aver autorizzato spese per più di un centinaio di migliaia di euro per indagare su una presunta corruzione/concussione in merito ad un’asta pubblica per un appalto di alcune decine di migliaia di euro.. Ha fatto male?).

Comunue, aldilà delle questioni giuridiche/legali di questa vicenda, delle quali la CEI dovrebbe occuparsi, diciamo, marginalmente, mi chiedo: ma non avevate detto di voler mettere al centro delle questioni della Chiesa la famiglia, l’etica, i diritti umani (quindi la giustizia), la morale, la fede?

Per fortuna la Chiesa è fatta anche da persone come di mitico Don Oreste Benzi, che tante ragazze e ragazzine ha tolto dalla strada riportandole alla vita, quella della famiglia, dell’etica, dei diritti, della morale, della fede.
Ah! Se vi vedesse e vi sentisse il buon Gesù! Ma forse (spero) lo sta facendo..


Chiarezza necessaria

Non so come si concluderà l’indagine mila­nese a carico del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Ma so che i reati che avrebbe commesso secondo i pubblici ministeri sono molto pesanti: «concussione» e «prostituzione minorile». E so che se sul piano delle possibili conseguenze penali il primo reato ipotizzato – la concussione – è il più grave, il secondo reato – la prostituzione minorile – sul piano della va­lutazione morale è addirittura insopportabile. I lettori di Avvenire, del resto, conoscono bene le nostre battaglie contro l’infame industria della prostituzione, contro la pedofilia in tutte le sue forme comprese quelle mercenarie, contro le lu­singhe e le violenze tese a indurre qualunque persona – soprattutto le più piccole e le più fra­gili – a fare mercato del proprio corpo.

Altri, negli anni, hanno accusato questo gior­nale e il mondo cattolico italiano, a causa della chiarezza delle opinioni espresse in proposito, di essere i megafoni di un «moralismo» vecchio e superato. Hanno degnato di superiore condi­scendenza la nostra incapacità di capire che, nel mondo evoluto di oggi, il «mestiere più an­tico del mondo» è ormai una «professione» co­me un’altra, meritevole della mutua, della par­tita Iva, di riconoscimento sociale e, persino, di ruolo politico.

Oggi alcuni di questi altri mo­strano di aver cambiato parere e di nutrire un nuovo e vibrante sdegno per i casi (da provare) di prostituzione e di prostituzione minorile che riguarderebbero l’attuale capo del governo. Lo­ro hanno cambiato parere, noi no. Il metro con il quale misuriamo fatti e problemi è sempre lo stesso, e anche solo l’idea che un uomo che sie­de al vertice delle istituzioni dello Stato sia im­plicato in storie di prostituzione e, peggio an­cora, di prostituzione minorile ferisce e scon­volge. Eppure, oggi, nessuno può dire come si concluderà l’indagine milanese sul presidente del Consiglio. Io so che è arrivata, come un terribile tornado, all’indomani della sentenza della Corte costi­tuzionale che ha in parte corretto e affievolito la normativa sul legittimo impedimento (il mi­ni- scudo posto a tutela dell’attività di un uomo di governo sottoposto a iniziative giudiziarie).

Ma soprattutto so che, ancora come un deva­stante tornado, s’è abbattuta non soltanto sul principale leader politico italiano e su un grup­po di suoi amici e amiche e conoscenti, ma sul­l’immagine internazionale del nostro Paese, sui discorsi tra genitori e figli, tra colleghi, persino tra passanti. So che questa indagine, questa ar­ticolata ipotesi d’accusa col suo corredo di no­mi esotici e di intercettazioni piccanti, è esplo­sa fuori dal forno dov’era stata cucinata ripor­tando sul tavolo – e non solo quello delle istitu­zioni, ma anche quello da pranzo delle famiglie italiane – il fumo più che mai tossico della guer­ra tra settori del mondo delle toghe e settori del mondo della politica e un immangiabile 'piat­to forte' a base di potere, sesso e soldi.

So, poi, un’altra cosa molto importante. Tutto questo poteva non accadere. Questa escalation – il passaggio del presidente del Consiglio da possibile «parte lesa» a indagato principe nel fascicolo dedicato al cosiddetto caso Ruby – po­teva non essere sotto i nostri occhi e al primo posto nei nostri discorsi in un momento in cui su ben altro ci si dovrebbe concentrare per il be­ne del Paese. Si può legittimamente argomen­tare sul motore di questo ennesimo e increscioso affondo giudiziario contro Berlusconi, ci si può persino interrogare sulle straordinarie energie investigative investite in questa vicenda da strut­ture centrali di polizia e dalla procura milane­se.

Ma ci si deve interrogare, credo, anche e so­prattutto su altro. «In qualunque campo, quan­do si ricoprono incarichi di visibilità, il conte­gno è indivisibile dal ruolo», annotò con preoc­cupazione lo scorso 27 settembre il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco. Quella sua preoccupazione era ed è sentita da tanti. E in questi anni questo giornale ha ripetutamente ri­cordato a tutti – premier in primo luogo – che per servire degnamente nella sfera pubblica bi­sogna sapersi dare, e tener cara, una misura di sobrietà e di rispetto per se stessi, per ogni altro e per il ruolo che si ricopre. Io non so, insomma, come si concluderà l’in­dagine milanese a carico del presidente Berlu­sconi. Ma so che deve concludersi presto.

A noi italiani, a tutti noi, comunque la pensiamo e co­munque votiamo, è dovuto almeno questo: un’uscita rapida da questo irrespirabile polve­rone. E ognuno deve fare per intero la propria parte perché questo avvenga con tutta l’indi­spensabile pulizia agli occhi dell’Italia e del mondo. Marco Tarquinio
di Avvenire.it

29 ottobre 2010

Bunga-Bunga?



Sembra oramai accertato che al nostro Cavaliere piacciono (pure) le minorenni. Come al solito, anche su questo fatto, gli italiani si divideranno in due, quelli che pensano "speriamo non tocchi mai a mia figlia" e quelli che pensano "speriamo tocchi pure a mia figlia".. 

Due ministri del governo Prodi vanno in Africa, su un’isola deserta, e vengono catturati da una tribù di indigeni. II capo tribù interpella il prima ostaggio e gli propone: “Vuoi morire o bunga-bunga?”. II ministro sceglie: “Bunga-bunga”. E viene violentato. II secondo prigioniero, davanti alla scelta, non indugia: “Voglio morire!”. E il capo tribù: Va bene, prima bunga-bunga, poi morire.

Ruby, le feste e il Cavaliere
"La mia verità sulle notti ad Arcore"

La minorenne marocchina fu fermata per un furto, mentre era in Questura intervenne Palazzo Chigi: "Rilasciatela, è la nipote di Mubarak". La ragazza racconta il rituale del "bunga bunga", esclude di aver fatto sesso con il premier. Indagati Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti

di PIERO COLAPRICO e GIUSEPPE D'AVANZO

MILANO - Alla questura di Milano, nello stanzone del "Fotosegnalamento", c'è solo Ruby R., marocchina. Dire "solo" è un errore, perché Ruby è molto bella e non si può non guardarla. Se ne sta sulla soglia, accanto alla porta, e attende che i due agenti in camice bianco eseguano il loro lavoro, ma è come se occupasse l'intera stanza. E' il 27 maggio di quest'anno, è passata la mezzanotte e i poliziotti hanno già fatto una prova: la luce bianca, accecante, funziona alla perfezione. La procedura è rigorosa, nei casi in cui un minorenne straniero viene trovato senza documenti: finiti gli accertamenti sull'identità, se non ha una casa o una famiglia, sarà inviato, dopo aver informato la procura dei minori, in una comunità. È quel che gli agenti si preparano a fare, perché Ruby ha diciassette anni e sei mesi (è nata l'11 novembre del 1992) e all'indirizzo che ha dato, in via V., non ha risposto nessuno. Era anche prevedibile: ci abita un'amica che, dice Ruby, è una escort e se ne sta spesso in giro. All'improvviso, il silenzio dello stanzone si rompe. Una voce si alza nel corridoio. E, alquanto trafelata, appare una funzionaria. Chiudete tutto e mandatela via!, è il suo ordine categorico. Gli agenti sono stupiti. L'altra, la funzionaria, è costretta a ripetere: basta così, la lasciamo andare, fuori c'è chi l'aspetta! Continua..



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permalink | inviato da Aralda il 29/10/2010 alle 14:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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