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Non mi sono dato alla politica perché non sopportavo l'idea di avere sempre ragione!
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Ho riletto "Il vecchio e il mare" di Ernest Hemigway. E' stato terribile e spietato, nella sua semplice bellezza, come tutte le altre volte.. Certe opere dell'intelletto umano vanno ben oltre le potenziali capacità di chi le produce, come ben sanno gli stessi autori, che difficilmente nella loro vita riescono a ripetere il 'miracolo'. "Il vecchio e il mare", ma anche "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez, sono 'prodotti' unici perché l'autore è riuscito a riprodurre in loro, senza avere piena coscienza di come abbia fatto, quelle emozioni, quei sentimenti, quegli stati d'animo umani dei quali si ha solo una coscienza diretta, cioè – al massimo – si riescono a vivere. Quindi riuscire a trasferirli ad altri attraverso lo strumento della ‘parola scritta’ è veramente un’impresa disperata, come ebbe a dire più volte lo stesso Hemigway ai vari aspiranti scrittori. Ad esempio, “Il nome della Rosa” di Umberto Eco è sicuramente un bellissimo romanzo, originale e coinvolgente, ma non ha la ‘magia’ delle opere uniche; i sentimenti, le emozioni in questo romanzo vengono perfettamente descritte e maestralmente ‘proiettate’ nel contesto più appropriato, ma non vanno oltre, cioè non fanno scattare in chi legge quel meccanismo che si attiva quando queste emozioni vengono realmente vissute.                            


Strani personaggi..
 

 
I miti a motore!



Parlamento pulito?


IPSE Dixit                                      "I più pensano che in politica bisogna far tacere la coscienza e che quindi vi sia una morale per l'uomo politico ed una per l'uomo privato. Per me la morale è una sola, e chi è canaglia nella vita politica, resta canaglia anche nella vita privata."  Sandro Pertini




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Il buon pensiero: "Ognuno vale quanto le cose a cui dà importanza."
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9 ottobre 2011

Gioca, gioca.. (3)



Certo, visto che si parlava di cose serie, che inevitabilmente coinvolgono pure l’Italia, potevano invitare anche S. Berlusconi, no..?

«Sì a ricapitalizzazione banche europee»

Vertice tra la Merkel e Sarkozy: «Siamo risoluti a ricapitalizzare le nostre banche e a trovare una soluzione permanente della crisi entro il G20 di novembre»

MILANO - «La Francia e la Germania hanno posizioni assolutamente allineate su tutti gli aspetti della crisi. Francia e Germania sono d'accordo sul fatto di ricapitalizzare le banche europee» hanno detto il presidente francese Nicolas Sarkozy e la Cancelliera tedesca Angela Merkel in una conferenza congiunta a Berlino. Continua..


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permalink | inviato da Aralda il 9/10/2011 alle 23:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

18 febbraio 2011

È inutile resistere..



Purtroppo, siamo al "..abbassate i vostri scudi e arrendetevi. Assimileremo le vostre peculiarità biologiche e tecnologiche alle nostre. La vostra cultura si adatterà a servire noi. La resistenza è inutile "

Che in un altro modo si può anche tradurre in "..II secondo prigioniero, davanti alla scelta, non indugia: “Voglio morire!”. E il capo tribù: va bene, ma prima un po’ di bunga-bunga.."

E' inutile resistere, quindi preparatevi!

WikiLeaks, l'Italia vista dagli Usa
"Con Berlusconi paese ormai in declino"

Le valutazioni della diplomazia statunitense contenute nei nuovi documenti segreti. "La reputazione in Europa è lesa". "Il premier danneggia l'Italia ma ci è utile e non dobbiamo abbandonarlo, alla fine ne trarremo vantaggi" di FABIO BOGO

ROMA - Quattromila cables riservati filtrati dall'ambasciata Usa a Roma, oltre 30 mila pagine di documenti finora segreti che raccontano l'Italia e i suoi protagonisti dal punto di vista critico e sferzante del suo più importante alleato. E molti di questi con un denominatore comune: il declino del ruolo internazionale dell'Italia è strettamente legato all'immagine di Silvio Berlusconi, l'uomo che la guida e la condiziona dal 1994, l'anno della sua discesa in campo. Dal 2002 al 2010 parlano ambasciatori, segretari di Stato, diplomatici di alto livello, politici di primo piano. Tutte comunicazioni rigorosamente classificate. Tutte rigorosamente destinate a restare riservate. Tutte, adesso, contenute nei cables che WikiLeaks ha ottenuto e che l'Espresso, in collaborazione con Repubblica, comincia da oggi a pubblicare.

UN PREMIER CHE OFFENDE TUTTI
"Il premier Silvio Berlusconi con le sue frequenti gaffes e la scelta sbagliata delle parole" ha offeso nel corso del suo mandato "quasi ogni categoria di cittadino italiano e ogni leader politico europeo", mentre "la sua volontà di mettere gli interessi personali al di sopra di quelli dello Stato ha leso la reputazione del Paese in Europa ed ha dato sfortunatamente un tono comico al prestigio dell'Italia in molte branche del governo degli Stati Uniti".
E' il febbraio del 2009 quando Ronald Spogli, ambasciatore americano in Italia nominato dal Presidente George W. Bush,

si congeda dal suo mandato e scrive al nuovo segretario di Stato Hillary Clinton un memoriale intitolato "What can we ask from a a strong allied" (Cosa possiamo chiedere ad un forte alleato), classificato come Confidential e che ha un sapore profetico. Non è ancora esploso lo scandalo di Noemi Letizia, non è apparsa all'orizzonte la escort Patrizia D'Addario, non c'è ancora traccia dei festini di Arcore, né delle accuse di sfruttamento della prostituzione minorile con la marocchina Ruby, né delle pressioni sulla questura di Milano per procurarsi il silenzio della vittima. Le leggi ad personam proposte per tutelare il primo ministro dalle conseguenze dei processi in corso non sono state ancora respinte e non ha raggiunto l'apice il violento conflitto con la magistratura. Ma ad inizio 2009 il premier, visto dagli Usa, è già un uomo debole, prigioniero dei suoi conflitti di interesse e dell'evidenza internazionale dei suoi abusi di potere. Quindi bisognoso dell'aiuto americano per legittimarsi sul piano interno e estero e come tale disponibile, quando richiesto, a comportarsi come "il migliore alleato". Berlusconi insomma non è nelle condizioni di dire alcun "no" a chi lo sostiene. Una sorta di ostaggio, che accetta volentieri tutte le richieste in termini di impegno militare e politico negli scacchieri strategici che vanno dall'Afghanistan alla ricollocazione dei prigionieri di Guantanamo, dalle basi sul territorio italiano alle sanzioni all'Iran. Un prezzo che finora non si sapeva di aver pagato.

L'IMMAGINE DI UN PAESE IN DECLINO
"Il lento ma costante declino economico dell'Italia - scrive l'ambasciatore Spogli - compromette la sua capacità di svolgere un ruolo nell'arena internazionale. La sua leadership spesso manca di una visione strategica. Le sue istituzioni non sono ancora sviluppate come dovrebbero essere in un moderno paese europeo. La riluttanza o l'incapacità dei leader italiani a contrastare molti dei problemi che affliggono la società, come un sistema economico non competitivo, l'obsolescenza delle infrastrutture, il debito pubblico crescente, la corruzione endemica, hanno dato tra i partner l'impressione di una governance inefficiente e irresponsabile. Il primo ministro Silvio Berlusconi è il simbolo di questa immagine". Spiega Spogli: gaffes e preminenza per gli interessi personali, assieme "al frequente uso delle istituzioni pubbliche per conquistare vantaggi elettorali sui suoi avversari politici, la sua preferenza per soluzioni a breve termine hanno danneggiato la reputazione dell'Italia in Europa". Un'immagine che Berlusconi tenta di rivitalizzare con iniziative che lasciano perplessi gli Usa. L'Italia - annota Spogli - "fa molti sforzi, alcuni seri altri meno, per mantenere una posizione di rilevanza e influenza". Come quando "si propone nel ruolo di grande mediatore delle crisi mondiali, un ruolo autoconferitosi che alcuni politici, specialmente il premier Silvio Berlusconi, pensano possa conferire grande visibilità senza praticamente spendere alcunché". O come quando, senza alcun coordinamento, ritiene di avere i titoli per "mediare tra la Russia e l'Occidente, impegnarsi con Hamas e Hezbollah, stabilire nuovi canali di negoziato con l'Iran, espandere l'agenda del G8 con mandati al di là di ogni riconoscimento".
Insomma, una politica assolutamente velleitaria. Con costernazione Spogli prende atto che in una puntata di "Porta Porta" Berlusconi annuncia il ritiro dall'Iraq: svegliati in piena notte i generali Usa a Baghdad e mandata la trascrizione della puntata tv al Pentagono. Esterrefatto l'ambasciatore registra che mentre Israele bombarda Gaza il Cavaliere rilancia l'idea del tutto estemporanea di costruirvi alberghi e resort, annunciando che potrebbe "trovare investitori". Allibito informa Washington che il premier ha una sua strategia per la Siria, visto che l'allora moglie Veronica "ha conosciuto la consorte di Assad a Damasco", e dice: "Dovremmo coinvolgerla..."
Ma a Washington sono pragmatici. Si deve abbandonare un alleato pasticcione, in declino economico e inviso alle cancellerie europee per idiosincrasia politica?. "No - scrive Spogli alla Clinton - non dobbiamo. Dobbiamo anzi riconoscere che un impegno di lungo termine con l'Italia e i suoi leader politici ci darà importanti dividendi strategici adesso e in futuro".
Continua..


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permalink | inviato da Aralda il 18/2/2011 alle 8:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

19 gennaio 2011

La chiarezza, non necessaria, della CEI

 

La posizione della CEI di questi anni in merito al rapporto della Chiesta con la nostra politica interna è stata sempre piuttosto chiara, però, essendo i vescovi della CEI responsabili gerarchicamente anche di dare l’orientamento nel campo dottrinale e pastorale, si sono sentiti in dovere di pronunciarsi, con i dovuti “tempi tecnici”, sulle ultime vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi, implicato in storie di prostituzione minorile, attraverso un editoriale a firma Marco Tarquinio pubblicato ieri sull’Avvenire, il loro giornale.

L’ho letto (lo riporto di seguito per quanti vorranno farlo) credendo di imbattermi in un minimo di discernimento orientato all'etica, alla morale di certi comportamenti che anche se sono attualmente solo presunti, coinvolgono una personalità molto in vista, quindi inevitabilmente di riferimento per tante persone giovani e non, invece ci ho trovato solo un pò di retorica cattolica sulle battaglie dell'Avvenire contro "l'infame industria della prostituzione" (sigh!) e frasi del tipo “il fumo più che mai tossico della guer­ra tra settori del mondo delle toghe e settori del mondo della politica” (!), che potrebbero far dedurre ad alcuni che quello che sta succedendo a Berlusconi in questi giorni sia frutto di uno scontro, addirittura di una guerra tra alcuni settori della magistratura e il mondo della politica italiana (?), invece che le conseguenze di comportamenti volontariamente contrari alle leggi italiane (leggasi reati) di un signore quasi 75enne.

Poi ho letto anche “Io so che è arrivata, come un terribile tornado, all’indomani della sentenza della Corte costi­tuzionale”, frase che potrebbe indurre taluni a pensare che ci sia una sorta di intenzionalità da parte della Magistratura a colpire un nemico approfittando di un suo “momento di debolezza”.. Tarquinio invece di preoccuparsi di fare verità, come dovrebbero fare i veri giornalisti (e per altri aspetti, anche i preti..), tralascia candidamente di citare il fatto che il sig. Berlusconi è indagato ufficialmente dal 21 dicembre scorso, quindi prima che la Corte Costituzionale si pronunciasse su una legge che dovrebbe essere considerata anche dai sigg.ri prelati della CEI perlomeno dubbia, visto che è stata praticamente cassata quasi all’unanimità dai giudici dell’alta Corte (13 voti contro 3).

E poi continua a briglia sciolta su questi temi, che a me sono sembrati il fulcro dell'articolo, nel tentativo di rendere “giustificabile” comportamenti quantomeno indecenti (giuridicamente parlando ancora presunti, ma supportati da evidenze piuttosto serie, altrimenti non credo che i magistrati si sarebbero mossi con tanta determinazione) di uomo politicamente ed economicamente potentissimo, sibillando l’idea, oramai trita e ritrita, di una persona perseguitata: “Si può legittimamente argomen­tare sul motore di questo ennesimo e increscioso affondo giudiziario contro Berlusconi, ci si può persino interrogare sulle straordinarie energie investigative investite in questa vicenda da strut­ture centrali di polizia e dalla procura milane­se.”, come se il sig. Tarquinio non sapesse che in Italia l’obbligatorietà dell’azione penale impone agli inquirenti di procedere, una volta avuta l’evidenza di un possibile reato, con tutti i mezzi possibili e senza limiti di budget (un mio conoscente, PM, una volta mi ha confidato, senza rivelare alcun dettaglio, di aver autorizzato spese per più di un centinaio di migliaia di euro per indagare su una presunta corruzione/concussione in merito ad un’asta pubblica per un appalto di alcune decine di migliaia di euro.. Ha fatto male?).

Comunue, aldilà delle questioni giuridiche/legali di questa vicenda, delle quali la CEI dovrebbe occuparsi, diciamo, marginalmente, mi chiedo: ma non avevate detto di voler mettere al centro delle questioni della Chiesa la famiglia, l’etica, i diritti umani (quindi la giustizia), la morale, la fede?

Per fortuna la Chiesa è fatta anche da persone come di mitico Don Oreste Benzi, che tante ragazze e ragazzine ha tolto dalla strada riportandole alla vita, quella della famiglia, dell’etica, dei diritti, della morale, della fede.
Ah! Se vi vedesse e vi sentisse il buon Gesù! Ma forse (spero) lo sta facendo..


Chiarezza necessaria

Non so come si concluderà l’indagine mila­nese a carico del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Ma so che i reati che avrebbe commesso secondo i pubblici ministeri sono molto pesanti: «concussione» e «prostituzione minorile». E so che se sul piano delle possibili conseguenze penali il primo reato ipotizzato – la concussione – è il più grave, il secondo reato – la prostituzione minorile – sul piano della va­lutazione morale è addirittura insopportabile. I lettori di Avvenire, del resto, conoscono bene le nostre battaglie contro l’infame industria della prostituzione, contro la pedofilia in tutte le sue forme comprese quelle mercenarie, contro le lu­singhe e le violenze tese a indurre qualunque persona – soprattutto le più piccole e le più fra­gili – a fare mercato del proprio corpo.

Altri, negli anni, hanno accusato questo gior­nale e il mondo cattolico italiano, a causa della chiarezza delle opinioni espresse in proposito, di essere i megafoni di un «moralismo» vecchio e superato. Hanno degnato di superiore condi­scendenza la nostra incapacità di capire che, nel mondo evoluto di oggi, il «mestiere più an­tico del mondo» è ormai una «professione» co­me un’altra, meritevole della mutua, della par­tita Iva, di riconoscimento sociale e, persino, di ruolo politico.

Oggi alcuni di questi altri mo­strano di aver cambiato parere e di nutrire un nuovo e vibrante sdegno per i casi (da provare) di prostituzione e di prostituzione minorile che riguarderebbero l’attuale capo del governo. Lo­ro hanno cambiato parere, noi no. Il metro con il quale misuriamo fatti e problemi è sempre lo stesso, e anche solo l’idea che un uomo che sie­de al vertice delle istituzioni dello Stato sia im­plicato in storie di prostituzione e, peggio an­cora, di prostituzione minorile ferisce e scon­volge. Eppure, oggi, nessuno può dire come si concluderà l’indagine milanese sul presidente del Consiglio. Io so che è arrivata, come un terribile tornado, all’indomani della sentenza della Corte costi­tuzionale che ha in parte corretto e affievolito la normativa sul legittimo impedimento (il mi­ni- scudo posto a tutela dell’attività di un uomo di governo sottoposto a iniziative giudiziarie).

Ma soprattutto so che, ancora come un deva­stante tornado, s’è abbattuta non soltanto sul principale leader politico italiano e su un grup­po di suoi amici e amiche e conoscenti, ma sul­l’immagine internazionale del nostro Paese, sui discorsi tra genitori e figli, tra colleghi, persino tra passanti. So che questa indagine, questa ar­ticolata ipotesi d’accusa col suo corredo di no­mi esotici e di intercettazioni piccanti, è esplo­sa fuori dal forno dov’era stata cucinata ripor­tando sul tavolo – e non solo quello delle istitu­zioni, ma anche quello da pranzo delle famiglie italiane – il fumo più che mai tossico della guer­ra tra settori del mondo delle toghe e settori del mondo della politica e un immangiabile 'piat­to forte' a base di potere, sesso e soldi.

So, poi, un’altra cosa molto importante. Tutto questo poteva non accadere. Questa escalation – il passaggio del presidente del Consiglio da possibile «parte lesa» a indagato principe nel fascicolo dedicato al cosiddetto caso Ruby – po­teva non essere sotto i nostri occhi e al primo posto nei nostri discorsi in un momento in cui su ben altro ci si dovrebbe concentrare per il be­ne del Paese. Si può legittimamente argomen­tare sul motore di questo ennesimo e increscioso affondo giudiziario contro Berlusconi, ci si può persino interrogare sulle straordinarie energie investigative investite in questa vicenda da strut­ture centrali di polizia e dalla procura milane­se.

Ma ci si deve interrogare, credo, anche e so­prattutto su altro. «In qualunque campo, quan­do si ricoprono incarichi di visibilità, il conte­gno è indivisibile dal ruolo», annotò con preoc­cupazione lo scorso 27 settembre il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco. Quella sua preoccupazione era ed è sentita da tanti. E in questi anni questo giornale ha ripetutamente ri­cordato a tutti – premier in primo luogo – che per servire degnamente nella sfera pubblica bi­sogna sapersi dare, e tener cara, una misura di sobrietà e di rispetto per se stessi, per ogni altro e per il ruolo che si ricopre. Io non so, insomma, come si concluderà l’in­dagine milanese a carico del presidente Berlu­sconi. Ma so che deve concludersi presto.

A noi italiani, a tutti noi, comunque la pensiamo e co­munque votiamo, è dovuto almeno questo: un’uscita rapida da questo irrespirabile polve­rone. E ognuno deve fare per intero la propria parte perché questo avvenga con tutta l’indi­spensabile pulizia agli occhi dell’Italia e del mondo. Marco Tarquinio
di Avvenire.it

26 maggio 2009

La speranza come ideale

Come è noto tra un po’ verremo nuovamente chiamati alle urne, questa volta per scegliere chi dovrà scrivere, al posto nostro, il nostro destino politico in Europa.

Niente di straordinario, si potrebbe dire normale amministrazione “furfantesca” legata ai oramai diabolici meccanismi della nostra (così detta) democrazia.

Ma questa volta un piccolo fatto ‘locale’ mi ha costretto a riflettere, ancora una volta, sul triste andamento politico dei nostri tempi.

Tra i “santini” pre-elettorali che girano a fiumi in questi giorni (sembra veramente che qui si sia candidata almeno la metà degli abitanti..), ne ho scovato uno che mi ha molto sorpreso, quello di un ragazzo 35enne del mio Comune, operaio presso il banco macelleria di un noto supermercato del paese, che “si porta” con il PDL! Sia ben inteso, la mia meraviglia non è dovuta alla sua candidatura, ma al partito che lui ha scelto per cercare di entrare in politica..

Cosa c’entra, mi chiedo, con il PDL di Berlusconi questo bravo ragazzo che ha dovuto cessare i suoi studi, non per scelta, dopo la 3° media e che il meglio che è riuscito a trovare negli ultimi dieci anni è un umile - con rispetto parlando - impiego di operaio per 800 euro al mese?
Il proprietario del supermercato dove lavora sembra sia sotto inchiesta per una vicenda di truffe ai danni dei propri dipendenti, in quanto pare li costringesse a firmare buste paga da 1000/1200 euro/mese per poi versargli al massimo 700/800 euro, costringendoli inoltre a prendere la quasi totalità delle loro ferie quando diceva lui, anche frazionate in singoli giorni settimanali nei periodi fisiologici di calo delle vendite e che li minacciasse continuamente di licenziamento per “giusta causa”, accusandoli falsamente di rubare in negozio ogni qualvolta loro avanzassero una qualche richiesta..
Cosa c'entrano queste persone con Berlusconi e con il suo mondo, anche politico?

Ho riflettuto un po’ e alla fine mi sembra che l’unica spiegazione ragionevole sia legata alla speranza, la speranza di migliorare il proprio mondo e la propria vita, un po’ quello che una volta si chiamava “ideale”.

Alle elezioni politiche del 1976 il Partito Comunista Italiano, il più forte e popoloso di tutti i paesi europei del “blocco occidentale”, ha raggiunto da solo il suo massimo storico di preferenze: il 34,4% e nel 1984 addirittura superò i voti raccolti dalla Democrazia Cristiana: 33,3% PCI contro 32,9% DC, in un epoca piena di partiti e partitini nella quale imperava il metodo proporzionale e il manuale Cencelli (per intenderci basti pensare che con il bipolarismo e lo sbarramento al 4% il PDL, cioè FI+AN, alle ultime elezioni ha raccolto il 37,6% delle preferenze).
Questo perché il PCI, fino a quando ha potuto è riuscito a far credere alle persone nella possibilità di un “mondo migliore”, un mondo senza disuguaglianze sociali, capace di offrire le stesse possibilità a tutti, i stessi diritti a tutti, ovviamente in teoria, come ideale al quale tendere..

Bene, a quanto pare Berlusconi e i suoi sono riusciti a fare lo stesso, ed è questo che le altre forze politiche non riescono a capire o non riescono a fare, ad offrire alle persone l'unica cosa della quale non possono fare a meno: la speranza di una vita migliore.

Silvio Berlusconi è un “vetrina ambulante” piena di meraviglie: ville da sogno, barche spettacolari, feste grandiose, automobili superlusso, belle donne, la possibilità di soddisfare ogni desiderio, di godere di ogni confort/piacere che ogni uomo e donna sulla terra almeno una volta nella vita hanno desiderato. Anzi, di più, lui è capace di far credere che non solo è possibile avere tutto, ma che è possibile.. ‘essere’ tutto, basta solo crederlo, basta solo volerlo, come (dice) ha fatto lui..
Sembra una specie di favola, un po’ come quella di Aladino e la lampada magica, solo che questa ha una forte componente reale: uno che la favola la vive sul serio e la mostra a tutti ogni giorno.
E questa volta, al contrario dell’ideale comunista, per il quale il “mondo migliore” poteva realizzarsi solo se erano tutti a volerlo, qui la fiaba si realizza ad personam, è una cosa individuale: vuoi essere migliore? Puoi, ma lo devi volere come io l’ho voluto (cioè nello stesso modo)!
Già, ma come? Viene da dire.. Lui non lo dice, non specifica meglio come si fa, come si deve “desiderare” per ottenere veramente le cose, si limita a dire con le parole, con i gesti, con il suo modo di vivere: “fai come me”, cioè “segui me” (vi ricorda qualcosa/qualcuno?).

E la gente và, anche perché non ha altre direzioni dove guardare, altre cose nella quale sperare..

Una mia amica vive da anni in un quartiere ‘bene’ di Roma, dove la gente è sempre stata più agiata dei “sfortunati” abitanti della periferia mostrata da Pasolini e da altri, e da anni fa la spesa sempre nello stesso supermercato.
Mi raccontava qualche giorno fa che da un po’ di tempo è spettatrice suo malgrado di un triste spettacolo che non aveva mai visto prima: persone che raccolgono nei cassonetti posti vicino l’uscita del centro commerciale i prodotti scaduti..
Aspettano, due volte la settimana, gli impiegati che portano fuori i prodotti deperibili in scadenza o scaduti per gettarli negli appositi contenitori, e loro, persone, uomini e donne, italiani e stranieri, fanno “la spesa” pescando in questi contenitori, accalcandosi in modo composto senza dire nulla, con il capo chino per non farsi guardare in faccia, andando via a passo spedito non appena possono, con la loro busta piena..

Sono certo che queste persone sperano in una vita migliore, ebbene, c’è chi gli la promette ogni giorno, e loro ‘sanno’ che basta fare come lui, basta seguire i sui passi e prima o poi la fiaba si avvererà anche per loro.


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permalink | inviato da Aralda il 26/5/2009 alle 13:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

6 maggio 2009

Il "papi" d’Italia



Nella vicenda di Veronica Lario (detta anche Miriam Raffaella Bartolini) e di Silvio Berlusconi (detto anche “papi”) mi sembra ci siano solo due cose certe: 1) è una storia penosa, come lo sono quasi tutte le storie di matrimoni che approdano ad una separazione con la prospettiva del divorzio, per presunte o accertate vicende di corna; 2) non è una storia privata, semplicemente perché - anche volendo - non può esserlo. Cerco di spiegarmi meglio con un esempio..

Se dovessero separarsi il Sig. Flavio Briatore e la Sig.ra Elisabetta Gregoraci (il cielo non lo voglia!), anche se si tratta di persone certamente molto note alla pubblica opinione, a mio avviso potremmo tranquillamente fregarcene, in quanto l’influenza che la rottura del loro rapporto può avere sui fatti nostri è praticamente uguale a zero, se si toglie qualche mese di ammorbamento video/audio/Internet/cartaceo.

Se invece questa disgrazia capitasse, ad esempio, a John Jacob Philip Elkann e a Lavinia Borromeo (speriamo veramente di no!), la cosa non potrebbe restare nella sfera del privato, perché John Elkann è il vicepresidente (e anche un po’ il proprietario) del Gruppo FIAT, primo contribuente italiano, che dà da lavorare a 185.000 persone, quindi gli effetti che questa separazione potrebbero avere sul buon J. Elkann sono inevitabilmente di pubblico interesse.

Stesso concetto, in grande, si applica anche alla famiglia di colui che abbiamo scelto - più di una volta - come capo e guida del nostro Stato.

Mi spiace, veramente, per la Sig.ra Miriam e per i suoi figli, alla quale dico: cerchi/cercate di tenere duro, perché quello che potrebbe diventare il vostro “nemico”, è il peggior nemico che vi possa mai capitare..


Riporto di seguito alcuni articoli sulla vicenda. Molto interessante quello scritto da Fabrizio d’Esposito per il Riformista (05/05/2009)!

1 - LA SATIRIASI E LE MILLE IN UNA NOTTE
Fabrizio d'Esposito per "Il Riformista" del 5 maggio 2009

Le mille in una notte? La cifra è simbolica, ma è certo che un paio di mesi fa nel cortile di Palazzo Grazioli, residenza romana del Cavaliere, hanno visto entrare un camion da cui poi è stato scaricato un materasso enorme. Un letto a tre piazze.

Quest'altra scena, invece, risale allo scorso fine giugno. L'estate rovente delle intercettazioni hard di Silvio Berlusconi, quelle in cui si parlava delle ministre e mai uscite per intero. Il Riformista ne pubblicò qualche brano e un berlusconiano di alto rango si fece vivo chiedendo la massima discrezione. L'incontro col cronista, a Roma, fu una lunga passeggiata attorno ai palazzi del potere. Una discussione, una volta tanto, che esulava dal totus politicus.

L'azzurro partì dal problema che angoscia ogni uomo, credente o no. Il problema della morte. Ognuno reagisce a modo suo, disse il politico, e quando il colloquio filosofico, e un po' surreale, arrivò al protagonista delle intercettazioni, il sigillo alla riflessione fu questo: «Satiriasi», ossia l'equivalente maschile della ninfomania. Mani dietro la schiena, il berlusconiano di alto rango si fermò in mezzo alla strada e disse proprio così: «Satiriasi».

E forse è per questo che Veronica Lario, nello sfogo che ha consegnato a Repubblica domenica scorsa, ha parlato di un uomo malato: «Ho cercato di aiutare mio marito, ho implorato coloro che gli stanno accanto di fare altrettanto, come si farebbe con una persona che non sta abene. È stato tutto inutile». E ancora: «Non posso stare con un uomo che frequenta le minorenni».

Accuse devastanti, che trovano una conferma nelle storie piccanti che circolano da tempo sulle notti di Palazzo Grazioli. Da quando cioè il Cavaliere ha superato i settant'anni - è nato nel 1936 - e l'assillo dell'età gli avrebbe fatto nascere un forte disgusto per il decadimento fisico. Ieri l'Unità ha scritto delle feste di Palazzo Grazioli, con un tavolo da cinquanta posti, dove mangiare, e graziose fanciulle sulle ginocchia dell'imperatore (copyright Veronica).

Chi ha partecipato, da invitata, a queste serate racconta al Riformista una quantità impressionante di dettagli, in cui spicca un accappatoio bianco che quasi abbaglia la vista e un medicinale che non è il Cialis, bensì un farmaco che si inietta. Ma soprattutto, grazie a una frequentazione di vari anni a Palazzo Grazioli, la donna rivela in che modo sono progressivamente cambiate le abitudini del Cavaliere.

È un racconto lungo e crudo, che si sovrappone perfettamente allo sfogo della moglie Veronica, in cui a colpire l'interlocutore è anche l'apologia dell'odore. I profumi sono una parte essenziale delle mille in una notte. E poi ci sono il letto, il bagno, i sospiri e altri particolari di cui non si può dare conto perché la questione sessuale del premier si muove a cavallo tra la privacy e il comune senso del pudore.

Il premier che «frequenta le minorenni», secondo l'accusa della consorte, è poi una storia che trapelò dalle stesse intercettazioni hard oggi distrutte, sia a Milano sia a Napoli nell'ambito di due inchieste diverse. C'era il nome di un'importante azzurra, incaricata di svolgere un ruolo delicato nell'organizzazione delle feste berlusconiane. E adesso che Veronica ha deciso di divorziare dal marito Silvio per la vicenda di Noemi e del suo primo compleanno da maggiorenne, dal passato riemerge un quadro più chiaro e completo.

Forse un giorno questo spaccato della vita del presidente del Consiglio sarà raccontato in maniera più organica, come fece Gian Carlo Fusco con il duce in un libretto strepitoso intitolato dapprima PlayDux e poi Mussolini e le donne. Fusco fece un catalogo con le amanti preferite e quelle occasionali. Raccolse pure la confidenza del portiere di Palazzo Venezia che gli riferì di come il dittatore del fascismo ne cambiava una al giorno.

E oggi, PlaySilvio, che piaccia o no, non è solo gossip o guardonismo di noi esseri normali e forse invidiosi, ma la narrazione del potere ai tempi del Cavaliere, sdoganatore del velinismo al governo e in Parlamento. Una narrazione sì gaudente ma al tempo stesso tragica perché alle prese, almeno nell'ultimo lustro, con la questione della morte e del senso di finitezza che viene percepito dagli uomini anziani. Fosse davvero immortale, Silvio Berlusconi, i recenti problemi con la moglie li avrebbe evitati, sicuramente.

2 - SEI PAIA DI SCARPE IN 2 ORE E PAPA' LE MANDA L'AUTISTA...
Marco Castoro per "Italia Oggi" 07/05/2009

Ora che l'hanno conosciuta tutti cercano di diventare amici di Noemi su Facebook. Ma la principessina di Casoria non si apre facilmente ai marpioni dell'ultim'ora. Tuttavia, qualche amico sul social network Noemi ce lo aveva anche prima della sbornia di notorietà. Ai quali, come tutte le ragazze della sua età, raccontava i suoi problemi con il fidanzato, i suoi capricci, i suoi tormenti, le sue gioie, le sue manie, i sui vizi e le sue virtù. A un conterraneo ha raccontato i suoi tormenti sentimentali, le discussioni con il ragazzo che proprio non voleva accettare che lei si comprasse sei paia di scarpe nel giro di due ore.

Sai, ciattava Noemi all'amico, il mio ragazzo mi fa la ramanzina, dice che i miei modi sono troppo mondani. «Che male c'è se mi compro sei paia di scarpe in due ore?» O se il padre, per non farla stancare troppo (forse anche per non farle consumare troppo suole e tacchi) le aveva affiancato un autista personale per portarla ovunque.

Perfino l'amico provò a farle capire che un autista personale per una minorenne non è prassi normale. Ma lei rispose che era il padre a volerlo. Questi padri capaci di fare tutto per i figli. Nonostante, come riportato da ItaliaOggi, il signor Letizia dichiarò nel 2005 12 mila euro.

3 - PAPÀ ELIO, QUEL VECCHIO AMICO SOCIALISTA CHE NESSUNO CONOSCE
Eduardo Di Blasi per "l'Unità" 07/05/2009

Quello che si sa di lui sembra farne un personaggio minore della storia. Benedetto «Elio» Letizia, usciere in una sede del Comune di Napoli, oggi è un dipendente di fascia bassa, reintegrato dopo anni di sospensione, con una sentenza che lo mandava assolto. Nel febbraio del 1993 quando era segretario della direzione dell'annona, fu accusato assieme al suo direttore Giovanni De Vecchi di aver organizzato un sistema per rimettere in
circolo le licenze dei commercianti che cessavano l'attività senza passare per gli uffici competenti.

Una storia messa alle spalle, per un uomo di 50 anni che ha continuato a mandare
avanti la propria famiglia grazie a un'edicola gestita dalla moglie (già valletta a Canale21, tv locale campana) e una tabaccheria-profumeria. Quello che si sa di lui è che non è stato l'autista, seppur solo quello napoletano, di Bettino Craxi, e che i «vecchi» socialisti partenopei come Giulio Di Donato non ne portano alcuna memoria.

Non se lo ricordano, in un primo momento, nemmeno Fulvio Martuscello per il quale, stando alle parole del premier, papà Letizia si era battuto («Mi ha telefonato per chiedermi se lasciavo fuori Martuscello dalle liste elettorali») e il capogruppo di Forza Italia in Comune Raffaele Ambrosino.

Aveva animato i rispettivi comitati elettorali in quel di Secondigliano, ma non era nel gruppo dirigente, e non si ha contezza della sua iscrizione al partito. Della «vecchia amicizia» con il premier l'intera famiglia oggi preferisce non parlare, avendo forse timore di essere male interpretata (al Corriere del Mezzogiorno la giovane Noemi parlava così del premier: «Lo adoro. Gli faccio compagnia. Lui mi chiama, mi dice che ha qualche momento libero e io lo raggiungo. Resto ad ascoltarlo. Ed è questo che lui desidera da me. Poi, cantiamo assieme»).

Quello che si sa di lui, di Benedetto, è che è quello che nella foto ricordo con il premier
è a destra, di fianco alla figlia.


«Le veline? Non sono d'accordo con chi le denigra. Ma in lista non ci sono»

Berlusconi e il caso Veronica Lario:
«Menzogne della sinistra e della stampa»

Il premier: gelosi della mia popolarità. «Mai frequentato minorenni». «Voglio bene a mia moglie, ma si scusi»

ROMA - Vestito blu, cravatta a pois bianchi e un foglio bianco. Silvio Berlusconi si presenta così nello studio di Porta a Porta per la registrazione della trasmissione. Alle sue spalle un fermo immagine dal titolo emblematico: «Adesso parlo io». Tornando sulla vicenda della crisi coniugale, il premier ha spiegato che quello che è successo «non si sarebbe verificato se la stampa avesse riportato le cose correttamente». «La sinistra e la sua stampa - ha aggiunto - non riescono ad accettare la mia popolarità al 75% e, visto anche lo stato in cui la sinistra è ridotta, ha cominciato con attacchi personali fondati sulla calunnia». «Francamente non mi aspettavo questa tempesta - ha detto ancora il Cavaliere -. Anche se falsificazioni di certa stampa in passato hanno portato a problemi. Già in passato si disse che avevo detto ad una ragazza "ti sposerei" e invece io avevo detto "sei proprio una ragazza per bene, sei proprio da sposare"». In ogni caso, ha commentato, tutta questa vicenda non gli farà perdere consensi nel mondo cattolico: «Quando tutti conosceranno la verità - ha evidenziato - potranno che prendere atto che non c'è stata alcuna attività negativa. Quando tutto sarà chiarito sono sicuro che aumenterà una considerazione già grande perchè con il Vaticano, per loro stessa affermazione, con il nostro governo ci sono i migliori rapporti ci sono stati con un governo finora». (continua..)

 


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permalink | inviato da Aralda il 6/5/2009 alle 11:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

26 gennaio 2009

Il nostro miglior partito politico.



(si può leggere sia dall’alto verso il basso che viceversa, fate voi..)

Nel nostro partito politico manteniamo le promesse.

Solo gli imbecilli possono credere che

non lotteremo contro la corruzione.

Perché se c'è qualcosa di sicuro per noi è che

l'onestà e la trasparenza sono fondamentali

per raggiungere i nostri ideali.

Dimostreremo che è una grande stupidità credere che

la mafia continuerà a far parte del nostro governo come in passato

Assicuriamo senza dubbio che

la giustizia sociale sarà il fine principale del nostro mandato.

Nonostante questo, c'è gente stupida che ancora pensa che

si possa continuare a governare con i trucchi della vecchia politica.

Quando assumeremo il potere, faremo il possibile affinché

finiscano le situazioni di privilegio.

Non permetteremo in nessun modo che

i nostri bambini muoiano di fame.

Compiremo i nostri propositi nonostante

le risorse economiche siano esaurite.

Eserciteremo il potere fino a che

Si capisca da ora che

Siamo il partito di FORZA ITALIA, la nuova politica


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permalink | inviato da Aralda il 26/1/2009 alle 16:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

25 novembre 2008

I have a dream..


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permalink | inviato da Aralda il 25/11/2008 alle 14:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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