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Non mi sono dato alla politica perché non sopportavo l'idea di avere sempre ragione!
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Ho riletto "Il vecchio e il mare" di Ernest Hemigway. E' stato terribile e spietato, nella sua semplice bellezza, come tutte le altre volte.. Certe opere dell'intelletto umano vanno ben oltre le potenziali capacità di chi le produce, come ben sanno gli stessi autori, che difficilmente nella loro vita riescono a ripetere il 'miracolo'. "Il vecchio e il mare", ma anche "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez, sono 'prodotti' unici perché l'autore è riuscito a riprodurre in loro, senza avere piena coscienza di come abbia fatto, quelle emozioni, quei sentimenti, quegli stati d'animo umani dei quali si ha solo una coscienza diretta, cioè – al massimo – si riescono a vivere. Quindi riuscire a trasferirli ad altri attraverso lo strumento della ‘parola scritta’ è veramente un’impresa disperata, come ebbe a dire più volte lo stesso Hemigway ai vari aspiranti scrittori. Ad esempio, “Il nome della Rosa” di Umberto Eco è sicuramente un bellissimo romanzo, originale e coinvolgente, ma non ha la ‘magia’ delle opere uniche; i sentimenti, le emozioni in questo romanzo vengono perfettamente descritte e maestralmente ‘proiettate’ nel contesto più appropriato, ma non vanno oltre, cioè non fanno scattare in chi legge quel meccanismo che si attiva quando queste emozioni vengono realmente vissute.                            


Strani personaggi..
 

 
I miti a motore!



Parlamento pulito?


IPSE Dixit                                      "I più pensano che in politica bisogna far tacere la coscienza e che quindi vi sia una morale per l'uomo politico ed una per l'uomo privato. Per me la morale è una sola, e chi è canaglia nella vita politica, resta canaglia anche nella vita privata."  Sandro Pertini




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30 aprile 2014

E’ questo quel che resta dell’etica nella professione del poliziotto?



«Il codice etico è più propriamente un codice deontologico professionale, traduzione pratica di una riflessione etica. Il codice funge da mediatore tra la legislazione e la prassi nell’azione della polizia. Un codice che contribuisce a conferire all’immagine della polizia la dignità di una professione in quanto indica la volontà di rispettare determinate caratteristiche di comportamento;aiuta gli agenti ad assumere decisioni giuridicamente corrette, imparziali; contribuisce ad un mutuo rispetto fra poliziotti ed aiuta a sviluppare lo spirito di appartenenza senza cadere alla sottocultura dello spirito di corpo inteso come “tutela del gruppo di appartenenza”da “L’etica della polizia: teoria e pratica” di Carrer Francesco e Seniga Marco A. (pag.122) - Maggioli Editore

Io non conosco la storia di Federico Aldrovandi, ne tanto meno so cosa passasse nella sua testa la notte in cui fu ucciso, da tre poliziotti durante un normale controllo di routine. Può essere che fosse in uno stato di alterazione, forse dovuto a sostanze stupefacenti, all’alcol o ad altro, ma quello che è certo è che quei poliziotti sono stati riconosciuti colpevoli, in via definitiva, dal nostro ordinamento giudiziario, dopo una serie di regolari processi.. So anche che la giustizia, intesa come quell’insieme di regole/leggi e procedure che ogni stato si da per gestire la convivenza pacifica tra le persone, non è il massimo in termini di garanzia dell’accertamento della verità di uno specifico fatto, ma è tutto quello che abbiamo oggi per accertare e valutare un fatto delittuoso. Regole che valgono per tutti, poliziotti compresi.

I modi utilizzati dai sindacati di polizia per sottolineare, diciamo così, il sostegno, la difesa, la vicinanza ai tre poliziotti condannati, quelli che con il loro comportamento hanno determinato la morte di un ragazzo (colpevole come vi pare, ma non tanto da mandare a morte..), è un po’ inquietante, perché sembra come voler “giustificare” i tre solo perché portano la stessa divisa, indipendentemente da ciò che hanno fatto, e sinceramente, un poliziotto che arriva a giustificare/giustificarsi un fatto come questo a me fa un po’paura..


IL CASO DEL18ENNE MORTO A FERRARA DOPO UN CONTROLLO DI POLIZIA

Aldrovandi, al congresso del Sap ovazione agli agenti condannati

La madre: «Voltastomaco». Renzi le telefona: «Indegno» Alfano: «Gravissimo». Pansa: «Offensivo». Il sindacato di polizia ribatte: «Danno infinito ai nostri colleghi»

BOLOGNA - Sono gli agenti condannati per l’uccisione del diciottenne Federico Aldrovandi le star del congresso nazionale del Sap, il secondo sindacato di polizia dopo il Siulp, in corso al Grand Hotel di Rimini. È bastato che la loro presenza fosse annunciata, martedì pomeriggio,perché la sala si sciogliesse in un lungo e liberatorio applauso dei colleghi,con tanto di standing ovation. Comportamento fortemente criticato dal governo e dal capo della polizia. Continua..


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permalink | inviato da Aralda il 30/4/2014 alle 10:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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