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Ho riletto "Il vecchio e il mare" di Ernest Hemigway. E' stato terribile e spietato, nella sua semplice bellezza, come tutte le altre volte.. Certe opere dell'intelletto umano vanno ben oltre le potenziali capacità di chi le produce, come ben sanno gli stessi autori, che difficilmente nella loro vita riescono a ripetere il 'miracolo'. "Il vecchio e il mare", ma anche "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez, sono 'prodotti' unici perché l'autore è riuscito a riprodurre in loro, senza avere piena coscienza di come abbia fatto, quelle emozioni, quei sentimenti, quegli stati d'animo umani dei quali si ha solo una coscienza diretta, cioè – al massimo – si riescono a vivere. Quindi riuscire a trasferirli ad altri attraverso lo strumento della ‘parola scritta’ è veramente un’impresa disperata, come ebbe a dire più volte lo stesso Hemigway ai vari aspiranti scrittori. Ad esempio, “Il nome della Rosa” di Umberto Eco è sicuramente un bellissimo romanzo, originale e coinvolgente, ma non ha la ‘magia’ delle opere uniche; i sentimenti, le emozioni in questo romanzo vengono perfettamente descritte e maestralmente ‘proiettate’ nel contesto più appropriato, ma non vanno oltre, cioè non fanno scattare in chi legge quel meccanismo che si attiva quando queste emozioni vengono realmente vissute.                            


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18 giugno 2004

A 40 anni si ritira dal set Rocco Siffredi

Ma.., nulla sarà più come prima?!?

< Sara Faillaci per Vanity Fair
«A 13 anni il mio primo rapporto; lei ne aveva 27. Dimostravo più della mia età: ero altissimo, magro e "lui" aveva già le dimensioni di adesso. La vidi su un autobus, lei mi portò nel suo appartamento». Sembra l'inizio di un film a luci rosse, e in un certo senso lo è. Perché è il racconto dell'iniziazione sessuale di un divo del cinema hard. Meglio. Perché l'italiano Rocco Tano, in arte Siffredi, è una stella del porno internazionale: alle sue spalle, 1.300 film a luci rosse e oltre quattromila partner diverse. A quarant'anni, compiuti il 4 maggio, l’annuncio shock: «Lascio il set».

Lo incontriamo a Parigi, nel Paese che l'ha sdoganato dall'hard. Merito della regista Catherine Breillat che l'ha voluto prima in “Romance” e oggi nel suo nuovo film “Pornograzia”, in Italia dal 2 luglio. È vestito in jeans e giubbotto di pelle. Ha la voce suadente, i modi educati; parla di sesso come un avvocato parlerebbe di leggi e un architetto di case. Gli piace chiamare le cose con il loro nome e noi, per rispetto dei lettori, a volte abbiamo dovuto usare il beep.

Fa sul serio, Siffredi? Si ritira dall'hard?
“Ho sempre pensato che a 40 anni avrei smesso».
Vuol dire che è pentito?
«No. Dirigerò e produrrò ancora film porno, solo non li interpreterò più».
Perché?
«Quando ho iniziato questa carriera, a 20 anni, le ragazze che dovevano girare scene con quelli più "vecchi" mi facevano pena».

Ma c'è la fila per lavorare con lei.
«È vero, ma non piacerei più a me stesso».
Come è diventato un pornodivo?
«Lo sognavo da quando avevo dieci anni e, a Ortona, raccoglievo per strada i giornaletti porno buttati dai camionisti. Il mio mito era Gabriel Pontello, l'attore che nella rivista “Supersex” interpretava un extraterrestre dotato di superpoteri con le donne. Sfogliando quel giornale, mi beep anche dieci volte al giorno. A 15 sono finito in ospedale: mi ero provocato una cistite».
Quindi attore hard si nasce?
«Dopo la prima volta, l'unico scopo della mia vita era beep con il maggior numero di donne possibile. Il sogno si è avverato quando ho girato il mio primo film porno a Parigi: donne bellissime a disposizione, e mi pagavano pure. Il massimo ».
La sua famiglia come la prese?
«Per fortuna ero maschio. Fossi stato femmina, mi avrebbero dato della beep, posto che per me dirlo a una donna è un complimento. Vengo da una famiglia semplice. Mia madre non ha creduto che facessi questo lavoro finché non mi ha visto sul giornale. Poverina, avrebbe voluto che facessi il prete. Da bambino, ogni domenica, ero obbligato a fare il chierichetto» .
E suo padre?
«A settant'anni mi ha confessato che anche la sua vita è stata una continua ricerca di avventure sessuali. Oggi, che ne ha ottanta, si lamenta che deve fare sesso almeno due volte alla settimana».
Allora il Dna c'entra qualcosa?
«Sì. Mio nonno, che allevava tori, ha avuto 27 figli da due donne diverse».

E le misure c'entrano? Le sue, a proposito, quali sono?
«24 centimetri. Lo so perché mi hanno fatto il calco da vendere nei sex shop».
John Holmes era il re dei superdotati. Lo ha mai conosciuto?
«Un giorno ci siamo incontrati sul set. Lui era alla fine, io all'inizio della mia carriera. Faceva pena perché non riusciva più a farselo venire beep».
Non gli ha mai invidiato i suoi 35 cm?
«Bastano e avanzano i miei 24. Di solito il commento della mia partner sul set è: "Accidenti quanto è grande!". Poi però non si lamenta nessuna. Una volta ero già pronto per andare a fare un film in Cina e non mi hanno fatto partire per via della taglia. Comunque, ci sono attori più dotati. La mia vera forza è che posso andare avanti per ore. Ho un record personale: 14 orgasmi in un giorno. Ma se ho avuto questo successo il motivo è un altro: quando faccio sesso ci metto tutto me stesso».
Può spiegarsi meglio?
«Non basta avercelo beep e beep per intrattenere il pubblico a casa; nel mio caso si vede che faccio sul serio. Non a caso giro solo con attrici con cui ho feeling».
I suoi film sono spesso violenti. È vero che quando fa sesso picchia le donne?
«Vero. Ma a questo tipo di sesso mi ha iniziato proprio una donna, la mia ex fidanzata inglese Tina: provava piacere solo se la schiaffeggiavo. Ne ho conosciute a centinaia con i suoi stessi gusti. Una volta un fan mi ha detto: "Perché invece di prendere a sberle le donne, non te le fai dare tu?". Ho provato. Non ha funzionato perché il novanta per cento delle donne ama essere dominato, non dominare».
Le è capitato di fare cilecca?
«Mai. Se ti capita nel porno hai chiuso» .

Mai preso il Viagra?
«Sono contrario alle pasticche. Ho sempre pensato che se non ce l'avessi più fatta, avrei cambiato mestiere».
Se lei fa l'attore hard per passione, come è riuscito ad avere una famiglia?
«All'inizio della carriera non pensavo che l'avrei avuta. Mi hanno fatto cambiare idea le mie radici italiane e Rosa, mia moglie. Il segreto del nostro matrimonio, che dura da undici anni, è l'aver messo in chiaro le cose fin dall'inizio: non doveva chiedermi di lasciare il mio lavoro».
Rosa ha recitato in qualche suo film, poi ha smesso. L’avrebbe sposata lo stesso se avesse voluto continuare nell'hard?
«Non credo. Rosa mi ha conquistato perché è diversa da me, è molto dolce. Una di quelle che io definisco "poveretta" perché riesce a fare sesso solo con chi ama».
Passa mai a trovarla sul set?
«All'inizio si, truccava le attrici. Ma succedeva che loro, non sapendo che Rosa fosse mia moglie, le chiedessero "ma è vero che Rocco beep...?". Ho capito che era imbarazzata e le ho chiesto di non venire più».
È diverso il sesso che fa in privato?
«L,'unica differenza è che nel privato non mi forzo a fare nulla. E poi con mia moglie a volte sto nella stessa posizione per due ore, cosa che nei film non posso fare perché chi lo vede si romperebbe le scatole».
È contenta Rosa ora che Rocco ha deciso di lasciare il set?
«Pensavo che sarebbe stata felice. Invece mi ha detto: "Conoscendoti, non lo so se è una buona notizia". Io mia moglie non l'ho mai tradita, il set è un'altra cosa. Non fare più così tanto sesso mi mancherà; resistere sarà la mia nuova sfida».
Com'è Siffredi nella quotidianità?
«Mi piace pilotare elicotteri e fare motocross con i miei figli».
Lorenzo, di otto anni, e Leonardo, di cinque. Sanno che lavoro fa il papà?
«Sanno che lavoro con le donne nude perché hanno visto delle foto. Non hanno bisogno dei dettagli per capirlo. Ogni volta che vedono una ragazza svestita dicono: "Quella è per papà"».

Questo non la preoccupa?
«No. Quando saranno più grandi dirò loro che papà ha avuto la grande fortuna di fare quello che realmente lo rendeva felice».
E se volessero fare la stessa carriera?
«Se fosse una scelta sincera, non per imitarmi, li aiuterei a farlo al meglio».
È un uomo ricco?
«Considerando che sono il numero uno del settore, non credo di guadagnare tanto; ma prendo anche cento volte di più di un normale attore hard».
Quanti film fa all'anno?
«Un tempo giravo dagli 80 ai 90 film e lavoravo 25 giorni al mese; oggi faccio 12 film all'anno ma li produco io».
Sta per uscire in Italia “Pornocrazia”, il film della Breillat dove interpreta un omosessuale che guida una donna alla conoscenza di sé. Come si è trovato a recitare fuori dal porno?
È impegnativo. Paradossalmente, le scene più difficili sono quelle di sesso: lavorare con attrici "non hard" è un incubo, non vogliono nemmeno che le sfiori».

A 40 anni, le piacerebbe una carriera nel cinema tradizionale?
«Mi piacerebbe, ma perché succeda dovrebbe diminuire il razzismo che c'è nei confronti di chi viene dal mio settore. Alcuni attori hanno rifiutato di partecipare al film perché c'ero io».
Ha già ricevuto proposte?
«In passato sì. Mi è dispiaciuto rifiutare la parte del datore di lavoro in “Santa Maradona”, ero impegnato. E ho detto no al regista portoghese Montero, che mi voleva far recitare le “Operette Morali” di Leopardi in italiano arcaico. Mi è sembrato un po' troppo».
Che ruolo avrebbe voluto interpretare?
«Quello di Benoit Magimel nella “Pianista”. Amo i film forti, che danno emozioni. E poi mi piacerebbe dirigere un film sulla crisi esistenziale di un pornodivo che, compiuti i quarant'anni, va sul set e scopre che non riesce più a beep...». >




permalink | inviato da il 18/6/2004 alle 17:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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